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Modena, ascensore in tilt: calvario di una disabile

La giovane inquilina di un palazzo Acer in strada Nazionale per Carpi: «Chiedevo aiuto, al call center mi rispondevano che non ero autorizzata». Riparazione...telefonica e pompieri

MODENA. Prima bloccata dall’ascensore, poi bloccata in ascensore. Lei, disabile, ha vissuto una domenica e un lunedì da incubo, tra decine di chiamate, call center inflessibili, famigliari e parenti mobilitati, interventi fai da te e, per ultimo, anche l'arrivo dei vigili del fuoco. Teatro della vicenda le nuove palazzine Acer alla Madonnina, in strada Nazionale per Carpi.

In una palazzina l’ascensore è andato in tilt domenica scorsa. La giovane Maria, nome di fantasia, racconta: «Sono malata di sclerosi multipla, ho ottenuto una abitazione Acer che è purtroppo al quarto piano. L'ascensore diventa un sostegno fondamentale: cammino ma con estrema fatica e mi fa male. Le scale sono un calvario. Non solo per me, qui abitano altre persone con varie disabilità».

«Domenica l'ascensore si è bloccato. Io dovevo salire in casa. Inizio a chiamare il numero verde affisso all'esterno dell'apparecchiatura, quello da chiamare in caso di assistenza o guasti. Mi risponde una addetta che mi spiega che non può accettare la chiamata d'emergenza perché questo tipo di chiamata viene accettata solo da una persona, e mi dice il nome, una mia vicina. È lei la deputata, la responsabile delle chiamate, mi ha spiegato, perché così avrebbe deciso l’amministratore dello stabile incaricato dall’Acer. Ovviamente insisto, mi sembra assurdo. Richiamo dopo un po’, al call center rispondono sempre altre persone a cui io spiego la situazione, ma il finale è lo stesso. Chiamo le forze dell’ordine ed espongo loro l’assurdità della situazione, spiegando la mia disabilità e questo assurdo inghippo. Mi viene suggerito di dire di essere la mia vicina... in fin dei conti non c’era nulla di male».

Maria nel frattempo è a casa dei genitori, papà e mamma la sono venuti a prendere, risparmiandole, ha riferito la madre, «l’umiliazione, per lei, di quattro scale portata a braccio da padre e parenti». Maria richiama. «Abbiamo detto che avremmo sporto denuncia - dice la madre di Maria - e allora hanno finalmente deciso di inviare un tecnico». È pomeriggio inoltrato: «Il tecnico non è venuto sul posto- spiega Maria - ma al cellulare ha guidato mio padre e mio cognato ad intervenire, a spostare questo e quello nella centralina». Insomma, un “teleintervento” che ha portato i suoi risultati. Ma non a lungo.

«Ieri si è di nuovo bloccato - spiega Maria - per poi ripartire. Dovevo riusarlo verso le 13.30, si è arrestato. Ho suonato l’allarme, mi sono seduta. Mentre aspettavo i pompieri ho forzato gli sportelli e sono sgattaiolata fuori». Alla fine sono arrivati i vigili del fuoco che hanno tolto la corrente elettrica. Il tecnico è stato nuovamente avvisato . —