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Il barbiere Rosolino abbassa la saracinesca 69 anni tra brillantina e dopobarba

A Piumazzo chiude la storica attività: «Sono cambiati i tempi, ma che magia i tagli di una volta per piacere alle morose» 

il personaggio



La cifra può essere quella di un punteggio cestistico: sessantanove. E non stiamo parlando di una serie di “bombe da tre punti” inanellata dal Michael Jordan di turno, ma degli anni di lavoro accumulati da Rosolino Zironi Barbiere in Piumazzo. Un’istituzione - ancora oggi - che ha da sempre occupato la stessa bottega, all’ombra della splendida chiesa in mattoni gialli e rossi fatta costruire da don Emanuele Lanzarini nel primo Novecento.

Per decenni è stato spettatore attento e discreto, Rosolino, dietro quelle ampie vetrate, prima di quel “mondo piccolo” che sarebbe piaciuto a Guareschi, poi di un impulso sociale ed economico che lo ha sempre visto co-protagonista. Rappresenta la memoria storica di Piumazzo, quel lucido ricordo vagamente crepuscolare quando è accigliato per gli episodi tristi dei cortei funebri, durante i quali la saracinesca per rispetto veniva abbassata a metà, ed entusiasticamente contagiato dagli arrivi degli sposi sul sagrato e della pioggia di riso che li festeggiava. Conosceva tutti, e di tutti potrebbe svelare un aneddoto; buona parte della miglior sottocultura paesana è passata di lì. La pensione? Finora no: lo avrebbe privato del sottile piacere di arrivare ogni mattina, puntuale, perché quel lavoro lo ama come un figlio e perché altrimenti non saprebbe come dare senso alla giornata. Poi, gli è sempre piaciuto: è divertente, fa stare in mezzo alle persone, permette di parlare con tutti e di imparare un sacco di cose.

Nel passato la bottega del barbiere era aperta anche la domenica mattina, fino a tardi; Rosolino sottolinea infatti che proprio quello era il giorno migliore per lui, perché molti clienti - “i contadini di una volta” - durante la settimana non avevano tempo per il tipico barba e capelli. I più civettuoli - qualcuno c’era - richiedevano con una certa frequenza il “giro delle orecchie” per apparire sempre impeccabili.

Viene dalla gavetta. Il mestiere lo ha iniziato a dieci anni nel 1950, apprendista del padre Sergio, a sua volta diventato un personaggio importante durante il Carnevale dei Ragazzi perché imitava splendidamente Charlot, l’icona di Charlie Chaplin. Rosolino tiene a precisare con una punta di compiacimento che, agli inizi dell’attività, a Piumazzo c’erano tre barbieri: Emer Galli, Bruno Pallotti e Sergio Zironi; per le signore, invece, due parrucchiere, Iris e Gabriella. I canoni del fascino maschile erano molto diversi. I capelli venivano pettinati all’indietro e lisciati con brillantina solida distribuita senza parsimonia, per cui doveva spesso rifornirsi di confezioni da un chilo. «Pareva di spalmare dello strutto - ricorda divertito - ma si era belli cosi». E le “morose” confermavano nei fatti la sua abilità.

Gli stili che andavano per la maggiore erano quelli “alla Valentino”, “alla Mascagni”, “all’Umberto”, “alla Garçon”, anche se il cavallo di battaglia rimaneva il classico taglio “uso agricolo, cioè i capelli tagliati tutti, così per un po’ si stava serviti e in ordine”.

L’attività da allora è cambiata completamente, ne è consapevole, e la figura del “barbiere” sta diventando una rarità. I giovani tendono, forse perché va di moda, a frequentare i grandi saloni di acconciatura. «Il cliente deve essere trattato al meglio - spiega - anche per servizi a torto ritenuti secondari. Una volta entrati basta sedersi sulle poltrone e attendere che la magia abbia inizio. La sequenza è sempre la stessa: panno caldo, pennello, sapone, rasoio. Infine profumato ed inebriante dopobarba. Bandita la fretta in questo tempio rigorosamente maschile, dove il relax è d’obbligo».

“Come farai, ora, ad abbandonare di punto in bianco le forbici e il camice?” domandano gli amici forse più dispiaciuti di lui, perché scomparirà un luogo di ritrovo dove poter chiacchierare di politica, di sport, di attualità, senza risparmiare - come vuole la tradizione - qualche innocente e calzante stilettata. «Penso che alla soglia degli ottanta siano maturi i tempi per il riposo e per dedicarmi a tempo pieno alla famiglia - replica prontamente Rosolino - anche se devo ammettere che il passaggio non è per niente indolore». —