Modena. Arte, oggetti e simboli per meditare e per “buttare via” cose e parole inutili

Successo tra gli studenti che hanno partecipato alla mostra laboratorio allestita dalla fondazione Modena Arti Visive in Santa Margherita

Fino a fine marzo, a Fondazione Modena Arti Visive nella sede di Palazzo Santa Margherita (Corso Canalgrande 103, Modena) per classi a partire dalla 3° primaria, è possibile partecipare al laboratorio “Arte e azioni per il nostro futuro“ legato alla mostra dell’artista israeliana Yael Bartana, le cui opere video esplorano il tema dell’appartenenza alla terra d’origine, dell’identità nazionale e del ruolo della memoria collettiva nella costituzione di un Paese. I percorsi guidati sono iniziati a dicembre: ne parliamo con Claudia Fini, coordinatrice attività educative Fmav.

Quali opere hanno colpito maggiormente gli studenti ?


«Tra i lavori più significativi l’installazione video “Tashlik / Cast off”. L’artista ha ripreso un rito della tradizione ebraica, nel quale le persone gettano nell’acqua corrente sassi o piccole cose che rappresentano i trascorsi negativi di cui non vogliono portare il peso nel nuovo anno che comincia. Nel video l’artista ci mostra degli oggetti che cadono al rallentatore su uno sfondo nero. Sono simboli di un passato traumatico che non si può dimenticare ma che a un certo punto bisogna riuscire a “lasciare andare” altrimenti non può essere possibile alcuna ricostruzione positiva nel futuro. Davanti a questo video, per certi versi quasi ipnotico, i ragazzi percepiscono subito la sacralità dell’azione che viene rappresentata: ogni oggetto si carica di un forte significato simbolico, ci parla di un vissuto personale e allo stesso tempo collettivo, si porta dietro il peso della storia stessa che vuole rievocare e rappresentare».

Come reagiscono gli studenti?

«L’impressione che abbiamo è che gli studenti vivano questo laboratorio come qualcosa di importante. Ascoltano con grande curiosità la visita delle opere in mostra. Con un silenzio assoluto ciascuno di loro partecipa a una piccola performance “buttando via” simbolicamente un proprio ricordo negativo. Con entusiasmo accettano di fare le proprie dichiarazioni per il futuro, togliendosi le scarpe e camminando a piedi nudi sulla terra a simboleggiare i piccoli semi delle loro idee che vengono piantate. Fare una dichiarazione è molto diverso dall’esprimere semplicemente un’opinione: è una presa di posizione, quasi una promessa. Con questo senso di responsabilità i bimbi e i ragazzi che finora hanno partecipato al laboratorio hanno enunciato i loro auspici per il futuro del mondo, aprendo una finestra sui valori che loro sentono come importanti. Due esempi: Fabrizio (8 anni) vorrebbe portare un megafono per “essere ascoltato” mentre Lara (13 anni) “una chiave per chiudere delle porte quando le cose non vanno bene e poterne aprire delle nuove, per cambiare”».

Quali gli spunti dagli studenti più grandi?

«Per loro le opere di Yael Bartana sono state un modo per approcciare la complessità del conflitto israeliano- palestinese. Ma le opere in mostra sono anche il pretesto per riflettere su temi universali che riguardano tutti: come è possibile trovare soluzioni a conflittualità così radicate? Cosa significa far parte di una nazione? Come si costruisce l’identità collettiva e su quali valori vogliamo basare la nostra società? La successiva attività in laboratorio coinvolge i ragazzi nell’elaborazione di un proprio manifesto grafico con cui comunicare una propria idea per il nostro futuro collettivo. I ragazzi parlano di identità e di accettazione del diverso, ma anche di tematiche più aperte come quella ambientale».

Cosa è stato “buttato via”?

«Per i piccoli, il rito del “buttar via” riguarda un ricordo negativo dell’anno appena trascorso. Il rito è privato: il ricordo è sussurrato all’interno di un foglietto bianco che viene gettato in un vaso. Con i ragazzi delle superiori ci concentriamo invece sulla comunicazione e ciò che viene “buttato via” sono delle parole, quelle che riteniamo superflue o che non vogliamo più sentire, da “disuguaglianza” a “incapace”, da “odio” ad “addio” e “guerra”, raccolte in una registrazione audio che confluirà in una mostra finale allestita a marzo presso la nostra Fondazione. Crediamo davvero che l’arte sia un mezzo importante per riflettere sul mondo di oggi ». —

M.T.