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Addio a Giuseppe Di Genova, medico cultore del dialetto modenese

Una vita trascorsa al servizio dei malati e la passione per Modena fino a studiarne le radici della lingua: per tanti è stato un maestro 

il ricordo



Medico e poeta dialettale è stato Giuseppe Di Genova, morto ieri l’altro all’Ospedale di Baggiovara, dove era ricoverato da qualche tempo. Fra due giorni avrebbe compiuto 89 anni. Lascia la moglie Miriam, la figlia Maria Claudia. I funerali si svolgeranno domani alle 11 nella chiesa del Tempio. Medico di famiglia e specializzato in chirurgia, Di Genova si era laureato all’Università di Modena, dove era giunto nel 1954, dopo gli studi liceali in Puglia. «Mio padre era – ricorda con commozione Maria Claudia - una persona dalle belle e profonde sfaccettature. Ha sempre scommesso sul suo futuro, basandosi sulla sua fatica. Ha avuto la cultura classica e la conoscenza scientifica. Ha trattato tutti con la stessa dignità. Non ha mai giudicato e si è messo a servizio degli ammalati. Un medico che ha amato le persone che aveva davanti. Ha sposato una cosa meravigliosa che è il dialetto modenese. Era nato a Motta Montecorvino (Foggia), ma Modena è stata il suo secondo cuore. Alla fine dei suoi giorni, trovava rifugio nel dialetto per sdrammatizzare con ironia i momenti più drammatici. Con il sorriso e carisma ha contagiato tutti. Ci ha insegnato a vivere con equilibrio e ironia. Il dialetto gli serviva per raccontare anche il dolore. Ha scritto pure un’Ave Maria in dialetto. Negli ultimi anni ciò che gli ha permesso di vivere una seconda vita è stata la Società del Sandrone, un rifugio prezioso e fonte di una grande ricchezza. Ha fatto anche il direttore del giornalino. La terra che lo accolto l’ha amata e si è sentito amato. E ha voluto conoscerla dalle origini ad oggi». Numerose le sue pubblicazioni, tra cui “La civiltà contadina nel modenese”, con disegni della figlia che, con il marito Andrea Greppi, lavora alla Walt Disney, “Poesie monologhi scenette in dialetto modenese”, “Storia di Modena in rima”, “Tradizione e storia negli sproloqui del Sandrone”, “Viaggio nella cultura popolare modenese” con Alceste Pulga, “La civiltà contadina nel modenese” con Dario Ghelfi. Forte l’amicizia con il collega Lodovico Arginelli. Insieme hanno scritto “Cinquecento anni di poesia dialettale”, “Il medico e la poesia dialettale modenese”, “Teatri e teatranti di Modena”. «Abbiamo collaborato – dice Arginelli- con il la Società del Sandrone per la pagina de “La Trivèla”. Lo ricordo come mio maestro, dopo Franco Bisi. Nel 1964 vinse un concorso per un inno a Modena cantato dall’Equipe 84 e un inno per l’Accademia militare di Modena. Ho imparato davvero tante cose da lui». —