Il vino che viene dagli abissi

Alcuni produttori, ispirati dall’ottimo stato di conservazione delle bottiglie ritrovate dopo molti anni sui relitti in mare hanno voluto ricreare l’ambiente per l’affinamento sottomarino dei vini.



Molte sono oggi le trovate commerciali per differenziare un prodotto sul mercato. Alcuni produttori, ispirati dall’ottimo stato di conservazione delle bottiglie ritrovate dopo molti anni sui relitti in mare hanno voluto ricreare l’ambiente per l’affinamento sottomarino dei vini.


Il precursore di questa affascinante tecnica è stato Pierluigi Lugano, proprietario della cantina Bisson che nel 2009 ha deciso di immergere nella Baia del Silenzio di fronte a Portofino, 6.500 bottiglie di un vino a base di Bianchetta genovese, Vermentino ligure e Cimixià, per la spumantizzazione.

A 60mt di profondità in ceste di acciaio con pressione e temperatura costanti, unitamente alla scarsità di luce, alla mancanza di ossigeno e al movimento del mare che muove i lieviti si creano le condizioni per una buona rifermentazione in bottiglia.

Le bottiglie del vino “Abissi” sono tutte differenti tra loro per via delle incrostazioni che si formano durante la loro permanenza in mare e vengono vendute ad un prezzo intorno ai 50€. Ad oggi si sono aggiunte nel mondo altre cantine sottomarine: in Italia la Tenuta del Paguro ha sfruttato l’Oasi naturale che si è formata negli anni al largo delle coste ravennati intorno al relitto di una piattaforma per l’estrazione del metano, per immergere e far riposare nel tempo Sangiovese e Albana, ma c’è stata grande diffusione anche in Grecia, California e soprattutto in Francia dove un’azienda di fama internazionale come Veuve Cliquot ha avviato nel 2014 il progetto “Una cantina nel mare”. —



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