La giornata interminabile dello scolaro pendolare: sveglia e bus, che... paura

Dall’alba al ritorno dalle lezioni, sfidando il buio, il freddo, la puntualità dei mezzi e la propria forza di volontà messa a dura prova dai disguidi e dalla corsa per un posto  

Circa il 10% degli studenti della Scuola Media Calvino all’andata e il 18% al ritorno utilizza l’autobus come mezzo di trasporto giornaliero, ma la vita dello studente pendolare non è semplice.

Come la alzarsi all’alba: «Al mattino - racconta una studentessa - è dura svegliarsi presto, e presto significa tra le 6 e le 6.30. La sera precedente faccio in modo di avere zaino e vestiti pronti, per risparmiare tempo. Scendo ancora non del tutto sveglia dal mio letto a castello e mi dirigo in cucina. Qui mi aspetta la colazione già pronta, e tra un boccone e l’altro si fa tardi. Un attimo prima ho tutto il tempo che mi serve e due secondi dopo sono in ritardo. Quando esco di casa, un terribile sbalzo di temperatura mi fa rimpiangere di essere uscita».


Tanti studenti si radunano in attesa dell’autobus: «Aspetto al freddo fino alle 7.15 che l'autobus arrivi, poi lo vedo e sono felice di potermi riscaldare. Quando non riesco a sedermi, nel caldo opprimente all’interno del veicolo devo sgomitare per farmi strada fino alla parte posteriore del bus, scavalcando zaini e borse. Intanto il peso dello zaino sulle spalle si fa sempre più sentire. Per fortuna il viaggio dura poco, ma quando arrivo a scuola sono costretta ad aspettare fuori al freddo (e talvolta anche alla pioggia) che il cancello venga aperto».

Al ritorno, però, il numero di studenti che utilizza l’autobus aumenta notevolmente: «Dopo 6 pesanti ore di scuola, con la fame che mi ha in pugno e il freddo che mi stuzzica il naso, non ho nessuna voglia di aspettare dai 5 ai 10 minuti l’arrivo dell’autobus. Quando questo accade, però, è impossibile cantare vittoria, vedendo dozzine di ragazzi corrergli incontro per sedersi. Dato che gli studenti sono di più del mattino, i posti sono sempre più ambiti. Il caldo, il fatto di essere appiccicati come sardine, lo zaino pesante, la fame, la stanchezza e mal d’auto rendono il mio viaggio un vero incubo.

A volte, inoltre, è capitato che l'autobus non sia passato a causa di disguidi». L’unica consolazione di fronte a questi disagi è la consapevolezza che l’utilizzo di mezzi pubblici contribuisce a diminuire l’inquinamento ed è di sostegno alle famiglie che non hanno tempo per accompagnare i figli, anche se per facilitare la vita dello studente pendolare servirebbero più corse. —

Lorenzo Levoni

Matteo Messori

Camilla Romano

Benedetta Rossi

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