Ceis, una nuova casa per accogliere i ragazzi

La fondazione guidata da padre Giuliano Stenico continua ad investire  per chi ha bisogno: «Chiediamo sicurezza e poi c’è chi non ha nessuna pietà» 

«È un mito che il quartiere di viale Gramsci sia degradato».

Il Ceis investe nella zona a nord della stazione. L’inaugurazione di ieri mattina della sede al civico 10 rappresenta un segnale. È la terza struttura nell’area. «Sviluppiamo inoltre con altre associazioni attività di animazione del parco – sottolinea padre Giuliano Stenico – Siamo presenti sul territorio e sicuramente diamo un contributo positivo. In zona si vive bene». Padre Stenico è il presidente e il fondatore (come sottolinea) del Centro italiano di solidarietà modenese più noto come Ceis. Dal 1982 a oggi il Centro è diventato una Fondazione. Ha espanso l’orizzonte delle attività. S’è ramificato nel territorio. Così le iniziative hanno preso il sopravvento sugli uffici, spingendo la onlus a trasferire la sede amministrativa. «La struttura in cui eravamo prima è completamente utilizzata per lo sviluppo che c’è stato in ambito scolastico – prosegue Stenico – Abbiamo un istituto di Scienze superiori dell’educazione che rilascia una laurea breve per educatore sociale e da quest’anno anche per operatore dell’infanzia. Inoltre, quella sede si occupa di programmi per la dislessia e di tutta l’attività di accoglienza per tutte le forme di dipendenza. Abbiamo un centro per le famiglie per affrontare le problematiche connesse alle tematiche familiari e alla gestione dei figli, in particolare adolescenti». Adolescenti seguiranno l’amministrazione in viale Gramsci. Tra segreteria, uffici e sala riunioni al primo piano della struttura vi è anche un’area dedicata a un progetto. I destinatari sono persone minori di cui si occupa il Ceis e che hanno superato il 18esimo anno di età. «Il Ceis si occupa di tutta una serie di fragilità e vulnerabilità – ricorda il fondatore – Abbiamo iniziato con la tossicodipendenza, poi abbiamo esteso le attività ad altri bisogni. Abbiamo case per madri con bimbi, 13 comunità per minori (sia italiani sia stranieri non accompagnati). Abbiamo una casa per malati mentali e una comunità per persone con disturbi del comportamento alimentare. Abbiamo anche comunità per accoglienza per stranieri e due diurni per anziani». «Accoglienza» è un termine ricorrente nel discorso di Stenico. «La richiesta di sicurezza con l’assenza di pietà mi preoccupa moltissimo – il monito del presidente Ceis – Abbiamo moltissime forme di febbre. Mancano relazioni sensate, accoglienza e pietà. Compassione è camminare insieme». «Operare con una coscienza retta e illuminata», l’augurio rivolto durante la benedizione dei locali. L’operazione condotta dall’architetto Matteo Agnoletto ha previsto il recupero di un’area Acer. «Era un piano inutilizzato per molto tempo», rammenta Stenico. Un piano destinato a diventare il quartier generale da cui coordinare l’accoglienza sul territorio per «creare reti affidabili» e «smitizzare miti». Il fondatore del Ceis ricorda che le attività sono seguite da operatori specializzati. La specializzazione non riguarda unicamente le competenze, ma anche l’aspetto umano a cui Stenico tiene molto. «Dobbiamo trasformare il tema della sicurezza in reti affidabili», l’appello del presidente Ceis. —


G.F.

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