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“Al Barnardon”, storico lunario di Mirandola Dal 1879 salva il dialetto e ora guarda al web

I fratelli Fabrizio e Paolo Artioli portano avanti e rinnovano una tradizione centenaria 

MIRANDOLA. Un uomo che da una piccola finestra di una mansarda osserva con un cannocchiale il cielo stellato dove brilla la luna. È l’immagine diventata simbolo di un territorio, e che si tramanda da oltre 130 anni. “Al Barnardon”, il lunario della Bassa scritto in dialetto dal 1879 viene appeso nelle case di tanti che, da Mirandola a Carpi e, anche fino a Modena, non possono fare a meno di quella che è diventata una tradizione. Oggi è grazie alla lungimiranza dei fratelli Fabrizio e Paolo Artioli e prima ancora di papà Leonardo, se il Barnardon arriva ancora nelle case delle persone.

Prima di Leonardo Artioli, che nel 1954 ha rilevato il marchio, bisogna fare un ulteriore passo indietro, fino alla nascita del lunario mirandolese: ne fu artefice colui che ha dato anche il nome al calendario, Antonio Bernardi, come racconta Fabrizio Artioli: «Era una persona che si dilettava in astronomia, aveva creato lui una sua teoria sugli astri che non confutava la teoria di Copernico; secondo lui la terra non girava intorno al Sole. Un personaggio fuori dalle righe, molto discutibile e proprio per questo in paese era preso in giro con il nome “Al Barnardon” anche per la sua imponente stazza fisica».


Così è iniziata l’avventura del lunario, in un periodo storico dove quel tipo di calendario, e soprattutto il dialetto, erano molto diffusi: «Ce n’erano davvero tanti di lunari in dialetto ma questo è l’unico che si è riuscito a tramandare nel tempo».

Anno dopo anno, il lunario è arrivato nelle mani di Leonardo. Ere il 1954: «Mio padre negli anni Cinquanta ha rilevato il marchio e l’attività di abbigliamento in cui era commesso. Il negozio era della famiglia Tioli e infatti molti numeri del Barnardon sono di Luca Tioli proprio perché allora era il proprietario del lunario. Mio padre quindi, rilevando il negozio di abbigliamento prese anche il marchio e portò avanti questa tradizione».

Arrivata fino ai figli che, dopo la scomparsa di papà Leonardo, nel 2009 hanno rilevato a loro volta “Al Barnardon”. Una vera scommessa per loro, che, in un momento storico dove il dialetto va sempre più verso l’oblio e dove stanno scomparendo anche i lunari, loro hanno puntato sul web: «Abbiamo deciso di aprire il sito web Albarnardon.it perché oggi è fondamentale essere presenti su internet e per dare la possibilità a tutti di capire e conoscere più da vicino, non solo il lunario ma anche le nostre tradizioni, che non devono assolutamente scomparire».

Sul sito, sempre aggiornato con eventi e iniziative, è possibile anche consultare l’archivio con quasi tutti i numeri del Barnardon, dal 1880 fino a quello di quest’anno oltre che un ricco archivio fotografico e storico della Bassa modenese. I fratelli Artioli, che oggi portano avanti la memoria del Barnardon, hanno lasciato il lunario così come è stato concepito, con tutti i mesi dell’anno, le principali fiere e sagre del territorio e il fulcro del calendario, il “Dascors generàl”, un racconto in dialetto, tra ironia e attualità che prende anche un po’ in giro la società e la politica.

«Il discorso generale di solito lo scriviamo noi, negli anni anche personaggi mirandolesi hanno preso parte alla stesura come lo scrittore Giuseppe Morselli che per noi l’ha scritto per trent’anni, aveva un grande e spiccato senso di ironia».

L’invito è quindi di preservare questa tradizione, acquistando nelle edicole il lunario e aiutando il dialetto a non scomparire. —