Frassinoro Luca conquista la Norvegia Un’altra impresa con i cani

Il musher di Piandelagotti si esalta nella corsa di sleddog più famosa al mondo «Sono felice, in mezzo alla natura e alla neve ti liberi di tutto in un altro mondo»



FRASSINORO .«Cosa spinge a farsi 6mila km di viaggio per correre con i cani nella neve? Difficile da spiegare: è che quando sei lì con loro, in mezzo alla natura incontaminata, ti liberi di tutto. E allo stesso tempo ti senti profondamente parte di qualcosa». Ha lasciato un po’ del suo cuore tra Svezia e Norvegia Luca Fontana, il musher (“conduttore di cani da slitta”) di Piandelagotti tornato ieri dalla sua nuova impresa di sleddog: il 31 gennaio ha corso a Roros, incantevole villaggio di minatori (di rame) di metà Norvegia, la Femundloped. Cioè la corsa coi cani più famosa al mondo, capace di radunare 160 equipaggi (in gran parte norvegesi) e più di 1.500 splendidi cani.


Tre i percorsi: 220, 450 e 650 chilometri. Alla sua prima edizione, Luca, 37enne che ha cominciato a fare gare solo dal 2017, si è cimentato con la strada più corta per vedere come andavano le cose. E sono andate alla grande, visto che è arrivato 16° su 40 in classifica generale di categoria e 4° in quella delle razze nordiche. Considerando che lui corre solo con siberian husky, meno performanti di altre razze (come gli alaskan) ma con tempi di recupero più brevi, il risultato è di tutto rispetto. Ancor di più se si considera che erano soltanto due gli equipaggi italiani in gara: quello di Luca (accompagnato dall’handler torinese Mario Quaglia) e quello dell’amico bellunese Anselmo Cagnati (con l’handler Guido), arrivato 21°.

Partito alle 13.11, Luca è arrivato al traguardo dopo un giorno, 6 ore e 42 minuti di corsa, passando per tre checkpoint con soste di 4, 6 e 2 ore per riposo cani. Sfida impegnativa insomma, ancor di più per le complicanze legate a un inverno pazzo, con pochissima neve (15-20 centimetri) e abbondanza invece di insidiosa pioggia spesso tramutata in ghiaccio a terra. I -30°C registrati abitualmente di notte si sono tramutati in -6°C/-2°C che hanno compromesso la scorrevolezza del tracciato, riservando tratti molto duri al suo affezionato team formato da Oslo, Lumbee, Maya, Nevada, Jago, Little, Halo e Viking. Negli ultimi 49 km ha dovuto rinunciare a Maya per il sanguinamento di un’unghia: «I veterinari dicevano che stava benissimo, ma non mi piaceva vederla così: ho preferito andare un po’ più lento ma sapendola a riposo» sottolinea Luca.



Perché per lui il benessere dei cani viene prima di tutto: «Quando arrivi e li vedi scodinzolanti per la divertita che si sono dati, e il giorno dopo già pimpanti e pronti a partire un’altra volta, allora capisci di aver fatto un buon lavoro - nota - Se invece li trovi sfiancati, devi farti delle domande su come li conduci. Io sono contentissimo di quello che ho costruito in questi anni e di questo bel piazzamento su una gara mitica, in un mondo a parte. Il prossimo anno se posso ci riprovo sui 450 km».

Sempre facendosi 6mila km tra andata e ritorno col furgone, e sempre a sue spese: l’unico sponsor che ha è quello che gli fornisce attrezzatura per i cani. Norvegese. —