«Ho conosciuto Vasco nel 1982 Gli scrivevo in carcere e così è iniziata l’amicizia»

La storia di Alessandra Garatti, tra le prime fan del rocker «La sua lettera non la dimenticherò mai, due pagine intense» 

ZOCCA. «Era il 1984, Vasco era in carcere. Gli scrissi una lettera e lui mi rispose». Comincia così il gran bel film della bresciana Alessandra Garatti, all’epoca adolescente e tra i primi fan del cantante. “La Garatti”, come la chiamava Vasco, oggi ha cinquantun anni, è moglie e mamma di un bambino di sette. Quel gran bel film è l’intensa amicizia stretta con il rocker, quando Vasco non era ancora una star. «Sì, sono stata testimone della nascita di una leggenda», sorride lei.

«Com’era Vasco? Dolce, educato. Semplice. Andavo a trovarlo, talvolta gli facevo compagnia dopo i concerti. Gli preparavo il the, chiacchieravamo. Lui mi chiedeva come andavo a scuola, che voti prendevo... e poi, quando ero da sola nella mia stanza a casa, trascrivevo tutto nei miei diari. Anche i nostri dialoghi, per non dimenticarli».

Pagine zeppe di foto, autografi, dediche e pensieri sparsi che oggi sono diventati un libro: “Vasco andata e ritorno. Storia di una ragazzina che fa amicizia con la sua rockstar”, pubblicato da “1000eunanotte Edizioni”. Sarà presentato oggi al Bibap di Zocca, alle 21, in occasione degli eventi organizzati per il compleanno del cantante. Il ricavato delle vendite sarà devoluto alla onlus “AutismInsieme”.


Prima dell’84 non aveva mai incontrato Vasco?

L’ho conosciuto due anni prima. Era fine febbraio dell’82, Vasco era reduce da Sanremo. Io avevo 13 anni, lui 30. Era venuto al teatro Tenda di Brescia per un evento dedicato a chi aveva partecipato al festival. Ero andata proprio per lui... l’ho incontrato alle transenne, mi mancava il respiro. Aveva occhi stupendi, non solo per il colore ma anche per come si guardava in giro un po’ stralunato. Gli ho chiesto il numero di telefono. Mi ha risposto che era una cosa molto riservata... ma sei mesi dopo, sfogliando l’agenda che mi ero portata dietro per l’autografo, ho trovato un numero. Era il suo, lo aveva scritto lui con il pennarello senza che me ne accorgessi. Ma il momento significativo è arrivato due anni dopo.

L’84, l’anno dell’arresto.

Gli scrissi una lettera. Lui rispose scrivendomi due pagine e mezzo, che conservo gelosamente. Così ho cominciato ad andare a Zocca, a conoscere la sua famiglia. Eravamo diventati amici. Per lui ero “la Garatti”.

Com’era Vasco?

Faceva concerti quasi ogni giorno. Nel privato non appariva così aggressivo e sicuro di sé come sul palco. Era dolce, educato, timido. Delicato, direi. Caratteristiche che ritrovo in sua madre. Quando Vasco mi vedeva mi ascoltava, si preoccupava. E io non ero “la strafiga”, come magari altre fan. Vasco è sempre rimasto così: sincero, generoso.

Vi siete più rivisti?

L’ho rivisto nel 2015 a Zocca, dopo vent’anni, perché volevo fargli vedere la bozza del libro. Era in moto. Mi sono tolta gli occhiali e mi ha riconosciuto.

Cosa le ha detto?

“Soccia! La Garatti!”. —