Cisl: «UniCredit, 20 chiusure a Modena e Reggio Emilia»

Il sindacalista Malvolti: «Un impatto pesante sia sugli organici sia sulle filiali Secondo le linee guida del Piano uno sportello su cinque potrebbe sparire»

MODENA. Il Piano industriale presentato lunedì scorso da UniCredit prevede 6.000 esuberi e la chiusura di 450 filiali in Italia. «A Bologna e in Emilia Romagna - ha dichiarato il sindacato Fisac Cgil - l'impatto sarà ancora una volta, come nel precedente Piano, pesantissimo in termini di occupazione». In regione sono state effettuate negli ultimi anni circa 150 assunzioni ma le uscite sono state più di 600: «Bologna, e la regione nel suo complesso, sono le piazze che hanno pagato di più sia in termini assoluti che percentuali il precedente Piano e, secondo le stime che possiamo effettuare rispetto ai numeri dichiarati dall'azienda, anche per questo Piano industriale potremo vedere una riduzione di un altro 30% dell'occupazione sul territorio rispetto ai circa 1.800 dipendenti attuali», ha detto Stefano Severino, coordinatore regionale della Fisac di UniCredit.

«Potrebbero essere una ventina tra Modena e Reggio Emilia le filiali UniCredit destinate alla chiusura in base al Piano industriale presentato dalla banca ai sindacati», ha affermato Luciano Malvolti, sindacalista reggiano della First Cisl Emilia Centrale, eletto a dicembre presidente del Cae UniCredit, il Comitato aziendale europeo che rappresenta tutti i dipendenti del gruppo UniCredit.


«Posso confermare che Team23 è un Piano industriale quasi interamente italiano: 6 mila esuberi su 8 mila sono in Italia, secondo l'azienda, mentre gli altri 2 mila dipendenti che dovranno lasciare il gruppo in Germania e Austria saranno probabilmente gestiti con il turn over ordinario nell'arco dei quattro anni del Piano industriale - ha spiegato Malvolti - Come organizzazioni sindacali abbiamo duramente criticato questo approccio, quasi esclusivamente “difensivo”, come se l'unica strategia possibile fosse la riduzione del personale e delle filiali».

L'impatto di Team23 sulle province di Modena e Reggio sarà probabilmente pesante, sia sugli organici che sulle filiali: al netto delle uscite dell'ultimo Piano industriale e della vendita di Fineco Bank, nelle due province emiliane rimangono un centinaio di filiali e poco più di mille dipendenti. Secondo le linee guida del Piano industriale, una filiale su cinque potrebbe essere destinata alla chiusura.

«Sarà fondamentale capire se la banca abbandonerà specifici territori, fuori dai maggiori centri urbani, con disagi inevitabili per i clienti e una ridotta capacità di finanziare l'economia locale. È vero - continua il sindacalista dei bancari Cisl - che la digitalizzazione offre al cliente opportunità fino a qualche anno fa impensabili, ma la transizione verso le nuove tecnologie va gestita perché le macchine comunque vanno gestite, c'è necessità di nuove figure professionali e quelle tradizionali si sono evolute».

L’associazione Abi e i sindacati hanno appena firmato un contratto nazionale di lavoro innovativo, che introduce una cabina di regia per la gestione congiunta proprio dell'impatto della digitalizzazione nelle banche.

«Ma chiediamo a Unicredit coerenza e impegno concreto in questo senso, a cominciare dalla trattativa sul Piano industriale», ha concluso Malvolti. —


 

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