«I lavoratori 4.0 con nuove abilità»

Magnani: «Ci sarà spazio per chi saprà affiancare i robot Modena ha distretti in grado di innovare e crescere»



“Fatti non foste a viver come ròbot”: la ripresa di una citazione dantesca in chiave 4.0 dà il titolo al nuovo libro dell'economista Marco Magnani, edito da Utet. Un testo da 272 pagine che parla di crescita, lavoro e sostenibilità al giorno d'oggi, in cui ci si interroga in che modo può il lavoratore dipendente sopravvivere alla rivoluzione tecnologica.


Magnani, profondo conoscitore dell'economia emiliana, vive da trent’anni fra Italia e Stati Uniti. È docente di Monetary and Financial Economics alla Luiss e Senior Research Fellow alla Harvard Kennedy School.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere al lettore?

«L’ondata di innovazioni che caratterizza la nostra epoca è fonte di rischi, ma offre enormi opportunità. In pochi decenni l’umanità cambierà più di quanto non abbia fatto in molti secoli. Nella visione più ottimista, l’innovazione consentirà di superare i vincoli di sostenibilità, aumentando la produttività e allargando l’economia, con conseguenze positive anche sull’occupazione. Ma non è così scontato che l’innovazione continui a generare crescita economica. Il legame virtuoso innovazione-crescita è in crisi a causa di vincoli di sostenibilità molto più forti rispetto al passato. Il tradizionale modello di crescita del capitalismo liberale è sotto straordinaria pressione e da più parti se ne chiede la “rottamazione” o almeno un “aggiustamento”».

Chi vincerà la sfida tra uomo e macchine?

«Se l'uomo non rinuncerà alla propria centralità e saprà cavalcare il progresso tecnologico anziché subirlo, potrà governare questo epocale cambiamento e influenzarne positivamente l’esito. “Fatti non foste a viver come ròbot” invita a esplorare i vincoli di sostenibilità della crescita e a immaginare il futuro del lavoro».

Quali saranno i nuovi mestieri che nasceranno grazie alle macchine intelligenti?

«Difficile da prevedere. Ciò che è importante è identificare quali siano le caratteristiche necessarie per svolgere questi nuovi mestieri, per sopravvivere nel nuovo mondo del lavoro. Oltre alle competenze tipiche dell’era industriale, occorre sviluppare abilità intellettuali e personali che consentano alle persone di affiancare le macchine e, attraverso la collaborazione, migliorare le prestazioni professionali. Ciò coinvolge diversi ambiti: istruzione tecnico-scientifica, formazione classica, sviluppo di soft skill e flessibilità».

Il modenese da sempre è all'avanguardia nell'impiego di macchinari hi-tech e robotica. Quali prospettive vede sul territorio?

«Automotive, biomedicale e agroalimentare sono alcuni tra i settori nei quali le innovazioni tecnologiche offrono maggiori opportunità, sia in termini di crescita sia di occupazione, a patto che le imprese sappiano investire in ricerca e innovazione, attrarre capitale umano di qualità, governare il processo di introduzione della tecnologia, utilizzandola non solo per aumentare la produttività ma anche la qualità della vita di chi lavora, in stretta collaborazione con il territorio circostante. Gli esempi virtuosi non mancano: il distretto biomedicale di Mirandola, Ferrari, Maserati e Pagani Automobiles nel settore automotive, con tutto il suo indotto, o il Gruppo System nel settore meccanico». —