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Nonantola, «Salviamo i nostri 60 richiedenti asilo»

Il Comune: «Hanno ricevuto continui no e rischiano di diventare degli irregolari». Delegazione al Ministero degli Interni



«Salviamo i nostri richiedenti asilo». A Nonantola si costruiscono barricate… al rovescio. Non recinzioni fisiche per respingere le persone migranti. Sono barricate legali e sociali per evitare che persone ospitate sul territorio finiscano in clandestinità. Una delegazione nonantolana è già stata al Viminale. Comune in testa, il gruppo intende rispondere a un’emergenza. «Sessanta dei nostri sessantacinque richiedenti asilo hanno ricevuto un diniego», ha riconosciuto sabato sera Luigi Monti. L’educatore dell’associazione Giunchiglia 11 è intervenuto nella sala Sighinolfi all'evento “Il collo dell’imbuto”. Il titolo è azzeccato. Dai numeri citati da Monti, il 92% dei richiedenti asilo ospitati nel territorio nonantolano rischia di diventare clandestino in un anno. «La percentuale di diniego è più alta di quella nazionale», ha riconosciuto Monti. Il confronto al ministero dell'Interno è stato propiziato da una lettera dell’associazione “Anni in fuga” e accelerato dall’intermediazione dell’ex senatore Stefano Vaccari. «Il viceministro Matteo Mauri è stato in ascolto attivo per un’ora e mezza - ha spiegato il vicesindaco Gian Luca Taccini - in cui abbiamo proposto temi e strategie per portare avanti la nostra battaglia. Rischiamo di avere sessanta persone irregolari, con tutto ciò che potrebbe determinare. Sono persone che hanno acquistato casa, trovato lavoro, intessuto relazioni sociali. Non vorremmo che i nostri ragazzi diventino ‘fantasmi’». Sul tavolo anche la caserma dei carabinieri. La delegazione ha lanciato l'idea di una «sanatoria amministrativa, come nell’emergenza del 2012», come svelato dal vicesindaco. «Come nonantolani ci conviene accogliere - il pensiero di Taccini - perché inclusione e sicurezza sono due facce della stessa moneta. Le persone senza una rete dove andrebbero a finire? I decreti Salvini generano sicurezza o insicurezza? L’obiettivo non è forse generare nuove paure?». All’incontro, Gianfranco Schiavone (ideatore del progetto Sprar) ha richiesto «una profonda revisione normativa e il ripristino della protezione umanitaria». Schiavone ha presentato con la docente Chiara Marchetti il rapporto “Non si tratta solo di migranti”, commissionato dalla Fondazione Migrantes. «Gian Carlo Muzzarelli ha incontrato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese - ha fatto eco Taccini - e lo rincontrerà a breve. Intendiamo continuare la nostra battaglia a livello di Unione, Provincia e Regione. Insieme abbiamo più possibilità di arrivare ai nostri obiettivi comuni». «La settimana prossima la Caritas ha in programma un altro incontro», ha incalzato Fausto Stocco, esponente di Una mano per Nonantola e coordinatore del progetto Sprar a Modena. Stocco ha denunciato che «la Questura da 15 anni non riceve più direttamente le persone, ma dà loro un appuntamento informatico». Per lui «negare l’accesso diretto vuol dire creare lontananza».


Nell’incontro sono state avanzate varie ipotesi, tra cui la disobbedienza civile. «Prima di arrivare a tanto vanno applicate le leggi», la conclusione di Stocco. —