Modena. Il Teatro Pavarotti una meraviglia che va scoperta come un museo

Dal 21 marzo riapre al pubblico per una serie di visite guidate Una occasione per scoprire la storia, gli aneddoti e le curiosità  

L’iniziativa

maria v. melchioni


Una piccola fabbrica di cultura, capace di creare spettacoli memorabili, ma anche un indotto considerevole. È il Teatro Comunale Luciano Pavarotti che a pieno regime fa lavorare oltre una cinquantina di dipendenti tra personale a tempo determinato e il nucleo di 20 assunti stabili.

«Ci tengo molto a valorizzare questa capacità produttiva che ha il nostro teatro - spiega Aldo Sisillo direttore del Comunale - che non tutti i teatri hanno e che abbiamo voluto rilanciare producendo scene non solo ad uso interno, ma anche per altri teatri nazionali e stranieri».

Sisillo, in compagnia dell’assessore Ludovica Carla Ferrari e della guida Elisa Pagliarini, ha presentato il nuovo ciclo di visite guidate al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, per scoprire il “dietro le quinte” di uno dei teatri più preziosi in Italia. Nuove opportunità per scoprirne i segreti, la storia, gli spazi di produzione e l’architettura, verranno date al pubblico grazie a un calendario di appuntamenti rivolti a cittadini e turisti, promossi in collaborazione col Comune, Modenatur, “Modena città del Belcanto”. Una nuova formula che porterà alla scoperta di ambienti noti come il foyer, il ridotto, la platea, ma anche di zone solitamente non accessibili come Sartoria e Sala Scenografia –prenotandosi per le visite anche individualmente.

«In questo momento le maestranze stanno lavorando alla produzione della “Turandot” - continua Sisillo - e sarà bello mostrare alla gente cosa succede dietro al sipario. La sala dei pittori è il nostro gioiello, unica nel suo genere, ancora usata per dipingere le tele che vanno a costruire l’impianto scenico. La sala è intitolata a Koki Fregni che ha creato qui una scuola ora frequentata dagli allievi di Rinaldo Rinaldo, uno dei più apprezzati pittori teatrali nel mondo ancora in attività».

Sarà visitabile anche la sartoria teatrale dove stanno facendo gli ultimi ritocchi ad un kimono molto tecnologico dotato di led, che vedremo in scena con la Turandot.

«Oltre a produrre costumi che rimarranno nella storia del nostro teatro (recentemente messi in mostra durante l’edizione del Motor Valley Fest, ndr), mettiamo in moto l’economia: abbiamo 5,6,7 sarte in più - spiega il direttore - abbiamo comprato i tessuti per i costumi, gli accessori. La sartoria è un ambiente molto piccolo, ma suggestivo».

La prima visita è in programma sabato 21 marzo in due turni, alle 15 e alle 16.30 (il consiglio è prenotarsi al più presto). La prenotazione obbligatoria deve essere effettuata allo Iat (Ufficio Informazione e accoglienza turistica) di piazza Grande, telefonando al numero 059 2032660 (online www.visitmodena.it/teatrocomunaletour). La quota di partecipazione è di 10 euro per adulti, 8 euro per i bambini dai 6 ai 12 anni, gratis per i bimbi fino a 5 anni.

L’esperienza si ripeterà il 28 aprile, il 9 maggio, il 6, il 13 e il 20 giugno. Il Teatro Comunale di Modena fu inaugurato nel 1841 come Teatro dell’Illustrissima Comunità. Nel corso della storia ha conservato intatta la sua bellezza e non ha subito alcuna trasformazione strutturale significativa. La sua veste attuale è frutto di un accurato restauro storico-conservativo che lo ha riportato allo splendore originale adeguandolo alle moderne norme di sicurezza. L’eccellenza acustica, il pregio e l’eleganza del manufatto ne fanno uno dei più preziosi teatri italiani. Teatro di Tradizione, è uno dei più produttivi a livello nazionale per l’allestimento di opere liriche e offre uno dei cartelloni più ricchi in regione con le stagioni di lirica, balletto e concerti, dall’autunno a primavera inoltrata.

«Il teatro genera ricchezza - conclude Sisillo - ecco perchè è importante produrre. Creare nuove produzioni è l’occasione per far crescere le nostre maestranze, che hanno una competenza che non va persa ma valorizzata e fatta continuare, se no rischiamo di formare il personale per poi perderlo. Sarà molto interessante andare alla scoperta di come si muovono tutte queste figure fondamentali per Il teatro, ma che il pubblico non vede mai». —