Guiglia. In 7 occupano una casa a Samone arrivano i carabinieri e loro si barricano

Il vicino avvisa l’ignaro proprietario dei misteriosi ”inquilini” Due simulano di buttarsi dal tetto. Edificio sotto assedio

GUIGLIA Uno stabile di campagna occupato da gente che minaccia anche di buttarsi giù dal tetto se costretta ad abbandonare. Si è creata una situazione choc ieri pomeriggio a Samone in un casolare in fondo a via Busano, una laterale della provinciale 26 fuori dal centro abitato. Un quadro delicatissimo che ha spinto i carabinieri a cinturare l’area bloccando ogni tipo di accesso, e per tutta la giornata non sono trapelate informazioni.

Dai riscontri esterni si tratta di giovani riconducibili a centri sociali che hanno preso possesso di quella che è conosciuta in zona come “Casa Bassa”, vuota da tempo. Lo avrebbero fatto dicendo di essere d’accordo col proprietario: «Ci ha lasciati entrare in cambio di una mano nei lavori di campagna», avrebbero detto a un amico del titolare, incuriosito da questo sorprendente “ripopolamento”. Si parla di sette persone in tutto, originarie sia del nord che del sud Italia. Solo che quando l’amico ha incontrato il proprietario rallegrandosi della novità, questi è sbigottito: «Ma cosa stai dicendo? Io non ho ospitato nessuno nella vecchia casa», il tenore della risposta.


Immaginarsi la meraviglia quando verso le 13 è andato a controllare e ha visto quella gente. Ha intimato di andarsene subito, altrimenti avrebbe chiamato i carabinieri. E di fronte al no, l’ha fatto. Solo che quando sono arrivati i primi militari gli occupanti li hanno accolti col volto travisato in assetto da sfida, e facendo di tutto: da lontano c’è chi ne ha visti due camminare sul tetto minacciando di buttarsi giù, un altro che si calava dalla grondaia... Una situazione incandescente, che poteva degenerare in un attimo. Per tenerla sotto controllo sono arrivati rinforzi per i carabinieri fin dal bolognese: una gazzella dietro l’altra intorno al caseggiato. Poi vigili del fuoco (Vignola, Bazzano) e volontari di pubblica assistenza pronti a intervenire in caso di malori, o peggio. Uno scenario da massima crisi insomma, costantemente perimetrato, un po’ come quello che si era creato nel settembre scorso a Montebaranzone (Prignano) quando una 35enne minacciò gesti estremi in caso di separazione dalla sua bambina. Il quadro è rimasto tesissimo per tutto il pomeriggio: poteva bastare un nulla per arrivare alla tragedia. Invece per fortuna non c’è stato nessun tipo di incidente: i carabinieri hanno tentato più volte di placare gli animi, cercando di fare desistere negoziando. Ma fino a sera la situazione era sostanzialmente immutata. A quel punto, qualsiasi tipo d’intervento col buio avrebbe solo aumentato i rischi. Al che, su indicazione del magistrato di turno, si è deciso di lasciare dentro gli occupanti per la nottata.

Nella tarda serata la situazione era ancora questa, suscettibile comunque di svolta da un momento all’altro. —
 

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