Modena, cade nella buca in strada: Comune condannato

Il municipio risarcirà donna ferita per il cattivo stato della via del centro male illuminata: era rischioso persino il marciapiede

MODENA. A sei anni dall’incidente stradale il Comune è stato condannato a risarcire una modenese che era inciampata in una buca in un punto male illuminato del centro e in cui era rischioso persino camminare sui marciapiedi. Non c’è stato nessun evento fortuito e l’incidente non era prevedibile. Anzi, il giudice civile arriva alla conclusione che non solo non c’è stata alcuna imprudenza da parte d ella vittima ma era la strada stessa a non essere ben curata nella sua manutenzione dal Comune. E non solo lì ma in più punti. Quindi la responsabilità è del Comune che è condannato a pagare il danno e anche le spese legali. Come è noto è raro che un ente pubblico venga condannato a pagare i danni per una caduta in una buca. È una responsabilità che va provata in maniera adeguata in base alla complicata serie di letture fatte negli anni dalla Corte di Cassazione. Ma questa volta le condizioni erano molto diverse.

L’azione legale è stata avanzata nel 2015 da una modenese che alle 19 della sera dell’8 novembre 2014 stava camminando con la figlia in via Sant’Agostino. Madre e figlia stavano tornando verso il parcheggio camminando al centro della strada. Improvvisamente, in un punto poco illuminato, la donna - che calzava scarpe da ginnastica - è inciampata in una buca lunga una ventina di centimetri per lato e profonda 4 centimetri. È caduta malamente e ha sostenuto una serie di cure che hanno comportato 21mila euro di spese. E quindi chiedeva la Tribunale di Modena un risarcimento danni. Il Comune ha però ribattuto che in realtà l’incidente è stato causato dalla vittima stessa: «Camminava in mezzo alla strada pur essendo presenti due marciapiedi, uno su ciascun lato, avendo l’obbligo quale pedone di utilizzarli». La situazione è poi risultata molto più intricata. In quel punto - a metà di via Sant’Agostino - l’illuminazione proveniva da una sola lampada a dieci metri di altezza appesa a un tirante tra le facciate opposte e quella successiva era lontana. Come ha riferito la figlia della donna caduta e ferita: «L’illuminazione era scarsa. Camminavamo al centro della carreggiata e non sul marciapiede perché l’ombra delle macchine rende ancora meno visibile il marciapiede». La ricostruzione successiva è altrettanto indicativa. La polizia municipale arriva durante i soccorsi alla donna ferita e chiama subito la Centrale Operativa che avvisa a Smtl del Comune per mandare a riparare la buca dell’incidente. E infatti meno di un’ora dopo la buca era già coperta da una spalmata di asfalto. Viene messo un birillo per segnalare il pericolo. In queste condizioni, il giudice riconosce che la donna ha provato il collegamento tra buca e caduta. Al contrario, il Comune non ha dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento, anzitutto in termini di manutenzione e di controllo della strada, posta in essere solo dopo il fatto mediante riparazioni». Escluso il caso fortuito ed escluso il concorso colposo della vittima, alla fine risulta determinante il fatto che camminassero in mezzo alla strada per evitare i pericoli dovuti alla scarsa illuminazione . E anche perché quella non era l’unica buca nell’incuria in via Sant’Agostino. —


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