Anna Molinari: «Sogno la rinascita della mia Blumarine che ho voluto mantenere a Carpi»

«La moda è ignorata da chi ci governa e ho fiducia in Marchi ma la concorrenza selvaggia di grandi magazzini ci stronca»



CARPI. «Sono profondamente preoccupata. Per la mia creatura, Blumarine, e per la moda che in Italia è un settore completamente ignorato e non tutelato». Parla Anna Molinari, stilista fondatrice del marchio Blumarine, venduto lo scorso novembre alla holding Eccellenze Italiane dell’imprenditore Marco Marchi. La “regina delle rose” segue con apprensione gli ultimi sviluppi che riguardano l’azienda con pesanti tagli annunciati tramite una procedura di licenziamento che coinvolgerebbe almeno la metà del centinaio di dipendenti.



Come sta vivendo Anna Molinari queste ore?

«Io spero con tutto il cuore che la mia creatura, fondata e curata con amore, nel corso dei decenni, e mantenuta di proposito a Carpi, possa sopravvivere a questa crisi e rinascere più forte di prima. L’imprenditore che l’ha acquistata l’ha definita “un gioiello”: sono sicura che punterà a valorizzarla e spero che metta in campo tutte le strategie possibili per andare avanti».

È ancora in contatto con i dipendenti di Blumarine?

«Ho sempre avuto un rapporto molto più che amichevole con i miei dipendenti. Loro tuttora mi vengono a trovare e si sfogano, mi dicono: “Signora Anna, ci aiuti”. Ci sono tanti bravi talenti in azienda, mi auguro non vengano eliminati. Da parte mia, io non ritorno in via Ferraris, perché mi emoziono troppo, ma mando tutte le mie osservazioni al nuovo stilista, che mi sembra bravissimo. Proprio questa mattina ho preparato i miei libri con il mio lavoro, nella speranza che possano rappresentare spunti utili».

Voi avete venduto l’azienda dopo un momento molto difficile: da che cosa pensa che sia stato causato?

«La moda in questi ultimi anni non è più stata interessante come prima agli occhi di chi ci governa. Noi abbiamo sempre avuto come priorità il fatto di tenere il nostro indotto nella nostra filiera a Carpi o, al massimo, Reggio Emilia e nei paesi vicini, entro l’Emilia Romagna. Questo comporta che non possiamo praticare gli stessi prezzi dei cinesi o dei prontisti, i quali non hanno spese perché hanno pochi operai e copiano dai grandi elaborando capi a prezzi bassi».

E a livello globale perché la moda è in crisi?

«Abbiamo visto Cavalli, Missoni, grandi marchi che hanno venduto una buona fetta. Ci sono tanti altri miei amici e colleghi che chiudono o si trovano in difficoltà. Il nostro Governo non ci aiuta. Si fa soltanto una grande promozione sul cibo: infatti aprono ristoranti, pizzerie... Non esistono più le sfilate, le trasmissioni che ci davano risalto, le passerelle in Piazza di Spagna. Noi non abbiamo avuto aiuti dallo Stato mentre i grandi gruppi francesi vengono a comprare le azienda valide. Fanno sfilate galattiche che noi non potremmo neanche sognare. Ci sono grandi magazzini che vendono a prezzi che non potevano essere i nostri perché come avrei potuto abbandonare i nostri laboratori che hanno lavorato per noi per 30 anni? Ecco perché ho venduto».

Cosa vuole dire a Marco Marchi?

«Chi ha comprato Blumarine è una persona stimabile che ha saputo costruire un impero partendo dal nulla. Lui diceva che Blumarine è un gioiello, è una cosa meravigliosa. Noi abbiamo venduto nella speranza che il marchio andasse avanti e lo speriamo ancora. In questo momento io soffro moltissimo, così come credo lo stesso Marchi. Non è colpa degli imprenditori se c’è questa crisi. A Milano è tutto bloccato anche a causa del Coronavirus. La colpa è di chi non ci ha mai dato una mano, a noi e ai dipendenti, per tutelare la moda, che è stata abbandonata. Facevamo sfilate bellissime, poi, piano piano, tutto è diminuito».

Lei dichiara con fierezza di avere voluto rimanere a Carpi .

«Abbiamo ricevuto proposte tante volte dai grandi gruppi ma non ho voluto abbandonare la mia città. Io ho concentrato qui tutta la mia esperienza che in tanti ci hanno copiato. Ho amato e amo tantissimo Carpi. Qui ci sono i miei ricordi e penso a mio padre che ha avuto il grande cuore di aiutare l’ospedale. Non sono per nulla pentita della scelta di essere rimasta qui. Anche se, con la concorrenza selvaggia di grandi magazzini, i tempi vissuti non sarebbero più proponibili». —