Il Gruppo Cremonini compra Castelfrigo per 7 milioni di euro e salva 125 posti

Il curatore fallimentare Zanardi ha ceduto il ramo d’azienda L’impresa di lavorazione carni a lungo al centro di polemiche



Il polo delle carni del Gruppo Cremonini si arricchisce di un altro importante tassello con l’acquisizione della Castelfrigo di Castelnuovo, azienda di lavorazione carni fallita nei mesi scorsi dopo lunghe traversie, contestazioni e polemiche.


Il commercialista modenese Stefano Zanardi, curatore del fallimento Castelfrigo, ieri ha comunicato che «il ramo di azienda della Castelfrigo srl è stato ceduto a una società del Gruppo Cremonini per il corrispettivo di 7 milioni di euro. Nella cessione sono stati ricompresi tutti i 125 rapporti di lavoro in essere. Nei prossimi giorni verrà pertanto formalizzato il trasferimento del ramo di azienda».

La società del Gruppo Cremonini è ovviamente Inalca, che con questa operazione va a completare il proprio polo produttivo modenese ampliando la sfera di competenza anche alle carni suine e non soltanto bovine.

Un polo produttivo che negli ultimi anni si è arricchito di importanti acquisizioni come quella della ex Unipeg (che prima ancora era Castelcarni, sempre di Castelnuovo), e della ex Fimar di Solignano di Castelvetro, altra azienda che era fallita.

Un intervento che assume notevole rilevanza perchè salva 125 posti di lavoro a rischio dopo il fallimento dell’azienda, che era stato dichiarato dal Tribunale a Modena il 23 settembre scorso. La sezione fallimentare del Tribunale aveva fissato l'asta della società sulla base di un prezzo iniziale di 8,3 milioni di euro per l'unico lotto di beni: macchinari, arredi, attrezzature, giacenze, contratti di lavoro e in sostanza tutto lo stabilimento di Castelnuovo con l’attività produttiva.

Nata nel 1983 come ditta artigiana fondata da Severino Ciriesi, poi affiancato dai figli, l’azienda Castelfrigo era diventata un punto di riferimento nel distretto delle carni di Castelnuovo, specializzandosi nella lavorazione e selezione della carne suina fresca. Poi la crisi e le vicissitudini legate agli appalti affidati a cooperative molto discusse che si occupavano delle lavorazioni all’interno dello stabilimento di Castelnuovo, oltre alle richieste del sindacato Si Cobas per tutelare i diritti dei lavoratori.—