San Cesario. «Per amianto e vetri sette mesi di ritardi»

Zanoli, Piccinini e Rossi: «Per l’Ausl erano interventi urgenti ma si è atteso fino ad ora». La replica di Francesco Zuffi



SAN CESARIO. «Il sindaco ha aspettato sette mesi per fare un'ordinanza che l'Ausl aveva indicato come urgente».


A San Cesario si leva con forza un'altra questione sanitaria legata alle aree di stoccaggio e ai cumuli di vetro lasciati in eredità dall'Emiliana Rottami.

La ditta infatti è stata dichiarata fallita l'anno scorso, e con questo si è aperto un complesso scenario per i suoi due siti di stoccaggio di particelle vetrose, in via Verdi e in via Bonvino. Il primo è stato acquistato da un'azienda che procederà allo smaltimento e alla risistemazione dell'area. L'altro è ancora un problematico nodo da sciogliere: per il vetro in capo al curatore fallimentare (il dottor Claudio Vellani), mentre della tettoia è responsabile la società Omega srl di San Cesario, proprietaria di sito e strutture.

Proprio da via Bonvino, presso Ponte Sant'Ambrogio, nasce il nuovo casus belli, sollevato ieri mattina in modo congiunto dai consiglieri comunali Mirco Zanoli (Rinascita locale) e Sabina Piccinini (Nuovo San Cesario) insieme ad Andrea Rossi, coordinatore dell'Osservatorio nazionale Amianto (Ona) di Carpi. Due le criticità sotto la lente.

Da una parte, la mancata copertura di ampie porzioni di montagne vetrose (120mila tonnellate), con conseguente liberazione nell'aria di particelle col vento.

Dall'altra, i danni provocati alla tettoia di amianto dalla grandinata del 22 giugno 2019. Da un accesso agli atti, Zanoli ha scoperto che il 18 luglio 2019, a seguito di un sopralluogo, l'Ausl aveva raccomandato al sindaco di far disporre subito la rimozione tramite ditta specializzata dei frammenti di amianto caduti a terra e di far procedere entro 60 giorni alla bonifica delle coperture bucherellate. «Ma il sindaco per sette mesi non ha emesso alcuna ordinanza – sottolinea Zanoli – l'ha fatto solo il 27 febbraio, guarda caso lo stesso giorno in cui ho fatto un secondo accesso agli atti. È inconcepibile che abbia aspettato tutto questo tempo per compiere un'azione di tutela della salute pubblica: ho presentato un'interrogazione per conoscere le ragioni di questo comportamento, e se le risposte non saranno soddisfacenti presenterò una mozione di sfiducia nei suoi confronti».

«Le fibre d'amianto sono un cancerogeno di classe 1 – osserva Rossi – e non esiste soglia sotto la quale non siano pericolose per la salute. È gravissimo aver ritardato tanto la bonifica». L'ordinanza dà 60 giorni per intervenire sull'amianto, e prescrive anche l'obbligo di copertura delle montagne di vetro, ma senza indicare una tempistica: «Assurdo – commenta Piccinini - aveva fatto meglio persino l'ex sindaco Zanni, che nel 2012 per intervenire sui cumuli di vetro diede 25 giorni».

«L'opposizione sa bene che l'ordinanza non è stata emessa subito per la delicatezza dei processi in atto nelle aree dell'ex Emiliana Rottami – ribatte il sindaco Francesco Zuffi – che hanno poi portato all'alienazione del sito di via Verdi, iniziando da lì a risolvere i problemi. C'è stato un ampio e costante confronto, e l'ordinanza è stata emessa ora perché ora siamo relativamente ottimisti sulla possibilità di realizzare la bonifica: sette mesi fa le condizioni non c'erano». —