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Arbasino, gli amici e quel film a Modena

Il forte legame con Delfini e Guandalini lo portò nel 1963 in città per “La bella di Lodi” con la Sandrelli, da lui sceneggiato



La scrittura, le amicizie, le cene e il film. Alberto Arbasino e Modena: per mezzo secolo il romanziere scomparso ieri ha mantenuto un forte legame con la nostra città grazie a due amici e compagni di avventure artistiche: lo scrittore Antonio Delfini e il farmacista Franco Guandalini, marito di Raina Kabaiwanska. Come ha raccontato nel 2013 lo stesso Arbasino, l’amicizia con Delfini, nata a Roma, si è consolidata nel 1963 in occasione di un film girato in gran parte proprio a Modena, un film tratto da un suo romanzo: “La bella di Lodi”.


Così Arbasino raccontava il suo legame con l’anziano Delfini, che lascerà la sua ultima immagine pubblica proprio nel film: «In quelle estati lontane, ci si fermò per qualche tempo a Modena, girando “La Bella di Lodi”. E lì ci si vedeva spesso con Delfini, ammiratore della bella Stefania Sandrelli. Una volta facemmo le comparse, quali distinti avventori in blu, in un famoso ristorante all'aperto. E poi vidi tagliare le nostre immagini, per un montaggio spietato. Torna in mente, poiché Einaudi ripubblica le sue “Poesie della fine del mondo”, ma a Modena si parlava soprattutto di Ciro Menotti, vecchio amico della sua famiglia, pratico di certi sottopassaggi li accanto, e poi tradito dall'infame finto amico Francesco IV. Donde Stendhal, e la sua decisione di spostare a Parma la Certosa e la Corte di Modena», conclude riferendosi all’ardita ipotesi letteraria di Delfini.

L’altro amico era Franco Guandalini, l’eclettico farmacista di largo Garibaldi conosciuto tramite le comuni frequentazioni parigine, del quale recentemente Beppe Cottafavi ha pubblicato su “Il dondolo” le memorie intitolate “Il Farmacista”. «Di Arbasino era la sceneggiatura, Mario Missiroli firmò la regia del film, l’unica volta di questo grande regista di teatro, ma il vero regista sarebbe Guandalini che, avendo lavorato con Valerio Zurlini, si era fatto una pratica dietro la cinepresa - racconta Cottafavi - Arbasino veniva spesso a Modena e quindi alcune scene furono pensate proprio per questi legami tra gli autori. Modena viene identificata nel film da due elementi di modernità: l’autodromo nel quale il protagonista corre in auto e il nuovissimo Motel Agip. Nella scena in piazza Grande si vede ancora il distributore vicino al quale viene parcheggiata la Giulietta Sprint. Infine, la cena in piazza Roma da Oreste. Una scena speciale nella quale la Sandrelli, bellissima ed estremamente maliziosa, e Angel Aranda hanno alle spalle Arbasino e Missiroli seduti a tavola». Continua Cottafavi: «Per lui Modena non era solo la terra di Delfini e Guandalini. Anni dopo sempre a Modena si era creata un’amicizia tra Arbasino e Edmondo Berselli. Berselli ne aveva scritto con ironia in “Venerandi maestri”. E quando morì, Arbasino gli conferì il premio Satira Politica a Forte dei Marmi». L’ultima presenza a Modena risale al 2017. In quella occasione Arbasino, ormai anziano, aveva presentato il suo ultimo libro, “Ritratti italiani”, davanti al pubblico del Forum Monzani. Ma fu una serata per niente scontata: «Prima di andare al Forum per l’incontro ci trovammo in centro io, Guandalini, la Kabaiwanka e Arbasino. C’era un po’ di tempo, era già sera e siccome ci era venuta fame siamo andati all’enoteca in Fonte d’Abisso e ci siamo messi a mangiare delle tigelle e a bere del lambrusco. Ho un ricordo particolare della serata che venne fuori dopo, alla presentazione del libro», conclude ridendo Cottafavi. —