Modena. «C’è chi fa la spesa più volte al giorno e chi viene con la famiglia: una follia»

Grazia, del Sigma di corso Cavour, racconta i giorni difficili e il nervosismo che si vive lavorando dietro la cassa di un market

MODENA. «Qui è una lotta continua. Se siamo in trincea? Ma magari fossimo al riparo in una trincea! Invece ce e ne stiamo in prima linea coperti da mascherine così sottili che… vabbè, queste ci hanno dato. Figurarsi! Neppure a pagarle oro se ne trovano in giro di decenti. Ma non sono le mascherine il problema principale. Il fatto è che la gente ancora non la vuole capire. Rifiuta di farsi entrare in testa la gravità di quanto stiamo vivendo. Molti se ne fregano proprio. Non tutti, per carità. Ma una percentuale ancora troppo alta, almeno il 30% di chi viene a fare la spesa, insiste nelle sue reiterate abitudini».

Grazia è esasperata. Con il marito gestisce il supermercato Sigma di Corso Cavour, a pochi passi dal centro storico di Modena. Lei lavora soprattutto alla cassa. E ancora adesso, nonostante la quarantena non sia evento dell’ultima ora, ogni giorno deve tenere a bada chi ha barattato il buon senso con l’indifferenza. Se non addirittura con l’arroganza. «Il messaggio è chiaro: bisogna restare a casa. Va bene, la spesa è una necessità, nessuno dice il contrario. Ma vi pare sensato presentarsi tutti i giorni, o persino più volte al giorno, per comprare due cose? Una bottiglia d’acqua, tre birre… E non sono solo gli stranieri a comportarsi in modo irresponsabile. Ci mettono del loro, questo sì. E quando cerchi di convincerli a venire qui non più di due, al massimo tre volte alla settimana… signora hai ragione, hai ragione signora...Imbustano le loro quattro cose con un’espressione contrita e tu davvero vuoi credere che abbiano capito. Una pia illusione. Sì, perché poi, il giorno dopo, sono punto e a capo. Insomma, ci prendono per i fondelli. Ma, ripeto, non sono gli unici a comportarsi così. Non avete idea di quante volte mi sono sentita dire che rispettare la distanza non serve a niente. Perché il virus c’era già prima e ormai il danno è fatto. Un paio di giorni fa è entrata una coppia piuttosto giovane, un uomo e una donna, italiani, con al seguito una bimba. Avrà avuto si è no sette anni. Ma uno deve andare a fare provviste portandosi dietro l’intera famiglia? Con una bimba piccola per dipiù. Gli anziani? Ora se ne vedono pochissimi. Optano per il servizio a domicilio».


Grazia, mettendoci la faccia, ha deciso di denunciare una situazione a suo dire insostenibile. O comunque difficile da sopportare ancora a lungo. «Io cerco in ogni modo di far rispettare le distanze, ma a volte mi pare proprio di lottare contro i mulini a vento», si giustifica lei sentendosi quasi in difetto. Per qualche istante il telefono resta muto. Poi ecco un sospiro che pare non finire mai. Grazia si prende i suoi tempi, non vuole crollare. Quando risorge la sua voce è stanca. «La maggior parte dei nostri clienti ha lo sguardo triste, sconfortato. Qualcuno ha bisogno di parlare, di condividere l’angoscia. Altri entrano ed escono con gli occhi bassi, giusto un mezzo saluto e via. Ma c’è chi mostra segni di evidente nervosismo. Alla cassa ho visto gente reagire con una violenza verbale davvero inaspettata. E passare dalle parole ai fatti, si sa, è un attimo. La scorsa settimana una signora, insegnante in una scuola, si è messa a discutere con un cliente per una questione di lana caprina. Finché non ha iniziato ad inveire: che possa venirvi il coronavirus! Se ne è andata urlando. Pareva impazzita», racconta la commerciante ancora incredula. «Purtroppo chi fa il mio mestiere non viene tenuto in grande considerazione. Rimediare un grazie, un mezzo sorriso è davvero un’impresa. Quando capita il mio cuore si rallegra. Sì, è successo di recente. Una signora… questa sì che è una vera signora, con la esse maiuscola… mi ha detto: io recito tre rosari al giorno, uno lo dedicherò a voi perché so che siete in difficoltà. Non sono molto religiosa, ma mi sono emozionata». —