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Modena il futuro dei Nidi: «La crisi ci mette davanti a un bivio Se non ci aiuta il privato saltano i servizi»

Il capogruppo Pd Antonio Carpentieri sull’ipotesi esternalizzazione: «Comuni al collasso, ma i cittadini chiedono risposte»

MODENA Ricorda a tutti (a partire dalla sinistra) che oggi siamo davanti a un bivio: da una parte c’è un’ulteriore esternalizzazione, ma tenendo il pallino in mano al pubblico, e dall’altra c’è il rischio di veder crollare il sistema dei servizi, con la probabilità di non riuscire a garantirli a un’ampia fetta di cittadini.

Al centro ci sono i nidi comunali, anche se il tema è ben più ampio in un momento in cui l’unica certezza è che il Comune avrà milioni di mancate entrate. A tornare sulla questione servizi è Antonio Carpentieri, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, che interviene così dopo lo “stop” di Cgil e Sinistra per Modena all’ipotesi di un’ulteriore esternalizzazione dei nidi.

Carpentieri, pensa davvero che il Comune potrebbe non essere in grado di garantire il servizio 0-3 anni?

«Il tema è ben più ampio: semplicemente, oggi il Comune di Modena, così come tanti altri enti locali, rischia di non essere in grado di garantire diversi servizi. Basta pensare alle entrate che salteranno nel 2020, dalle sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, per le quali erano previsti diciotto milioni in Bilancio, alle rette dei servizi, che valgono circa cinque milioni. Insomma, a pagare il prezzo di questa situazione saranno soprattutto gli enti locali: per questo chiediamo al nostro segretario Zingaretti di fare pressione sul governo che sosteniamo per riaprire il tavolo con i territori. Da Roma sono arrivati importanti aiuti economici per le famiglie, ma non basta: qui è in gioco la sopravvivenza stessa degli enti locali».

I primi a saltare potrebbero essere i servizi?

«Beh, in questo momento stanno esplodendo le domande di servizi alla persona, con una buona parte dei servizi per l’infanzia, gli anziani e i portatori di handicap che è saldamente in mano al Comune: cosa pensiamo di fare, vogliamo smettere di dare risposte ai cittadini? Uno degli effetti della crisi economica causata dal Coronavirus sarà proprio quello di rendere alcuni servizi ancora più necessari di prima, mentre dall’altra parte ci saranno meno soldi per farli funzionare».

Una ulteriore esternalizzazione, partendo dai nidi, potrebbe essere la risposta?

«Partendo dal presupposto che oggi si rischia seriamente di non riuscire a tenere, presto ci troveremo davanti a un bivio: o troviamo soluzioni alternative, oppure chiudiamo i servizi. Certo, come Pd saremmo felici di poter tenere tutto in mano al pubblico, ma qui stiamo parlando della possibilità di continuare o meno a dare risposte alle persone. Del resto, oggi il sistema dei servizi 0-6 anni è già misto, e il grado di soddisfazione dei genitori è sostanzialmente identico per le strutture comunali e quelle convenzionate. E anche se procedessimo verso un’esternalizzazione ulteriore, il pallino resterebbe saldamente in mano al pubblico».

La questione economica è evidente, mentre dal punto di vista normativo la sinistra ha fatto notare che il problema del mancato turnover è stato superato.

«Nella forma sì, ma nella sostanza meno, perché lo Stato ha messo una serie di vincoli che nei fatti rendono molto più complesso sostituire il personale che va in pensione per i Comuni. Quella del turnover al 100%, insomma, è una realtà solo sulla carta, mentre in realtà da Roma ci chiedono di non sostituire i pensionamenti o di farlo in maniera molto limitata. Anche qui, vale il concetto di prima: se non vogliamo rischiare il collasso degli enti pubblici, il governo deve aprire il borsello e aiutare i Comuni, e il Pd nazionale deve battere i pugni sul tavolo per arrivare a questo risultato». —