Modena. Caroline, Angela e le donne migranti Le mascherine dell’integrazione

L’associazione Aiw vara “Cucire insieme”: una campagna unica di solidarietà L’associazione si chiama Aiw, acronimo di Association for the Integration of Women, ed è stata fondata nel 2019 da Caroline Caporossi, trasferitasi a Modena dagli Stati Uniti.

MODENA Dalla cucina al cucito. Dall’integrazione alla solidarietà. Un’associazione femminile si mette al servizio valorizzando i propri talenti: aveva esordito offrendo una seconda vita a donne migranti con la ristorazione e ora si è riconvertita nella produzione di mascherine sartoriali da destinare ai modenesi di tutte le età.

L’associazione si chiama Aiw, acronimo di Association for the Integration of Women, ed è stata fondata nel 2019 da Caroline Caporossi, trasferitasi a Modena dagli Stati Uniti.

«Il nostro primo progetto è un ristorante insieme a un corso di formazione per entrare nel mondo del lavoro attraverso il cibo» spiega la fondatrice. Il progetto si chiama Roots ovvero “radici”: radici lavorative per far crescere le persone e sradicarle da realtà dolorose. «Il progetto vuole aiutare donne migranti - fa eco la volontaria Angela Nardiello - che spesso hanno lavori precari o in nero. E che talvolta trovano un momento di pace rispetto a situazioni di violenza domestica».

Un supporto attivo per il progetto culinario è in arrivo da Food For Soul dello chef Massimo Bottura e della moglie Lara Gilmore. «Caroline ha iniziato da noi come stagista - spiega Gilmore - e poi s’è inserita a tempo pieno. L’Aiw avrà insegnanti molto in gamba, come Jessica Rosval, capo chef a Casa Maria Luigia». Canadese, Rosval fa parte del consiglio amministrativo di Aiw.

Ma, quando il progetto di cucina stava per entrare nel vivo, è arrivato il Coronavirus. «Ci ha bloccato in modo brutale» spiega Nardiello. L’associazione non s’è data per vinta. È nata così la campagna Cucire Insieme. L’embrione è il contatto con Maria Vittoria Severi. La titolare dell’Atelier è in prima linea, con la dottoressa Ilaria Cavazzuti del Policlinico, in un progetto solidale incentrato sulle mascherine. «Le sta cucendo da circa due settimane», riconosce Caporossi.

La fondatrice ha intessuto con lei le basi di una collaborazione, coinvolgendo le prime due sarte. L’una è originaria della Tunisia, l’altra del Ghana. «Abbiamo avuto i primi rotoli dal negozio Jucca - prosegue Caporossi - e abbiamo iniziato a lavorare. Le due donne cuciono in casa. Le mascherine vengono lavate e poi spedite. Con ogni donazione, paghiamo le donne per il loro lavoro». Dall’inizio della campagna ne sono state prodotte circa trecento. Il 6 aprile la campagna è sbarcata sulla piattaforma virtuale Gofundme. Cinque giorni dopo, l’associazione ha spedito le prime mascherine. «Ogni donatore ne riceve una», specifica la fondatrice. «È una bellissima storia di collaborazione - conclude Gilmore -. Il virus può tirare fuori il meglio delle persone». —