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Mirandola Chiesa di San Francesco Il ministero ha bocciato il progetto, restauri fermi

L’Ufficio regionale del Mibact dopo le critiche piovute da più parti ha revocato il concorso di progettazione che aveva approvato nel dicembre scorso

Stefano Luppi / MIRANDOLA

Si allontana la rinascita della chiesa di San Francesco, una delle antiche della città e pantheon della famiglia Pico. Nei giorni scorsi, infatti, il Ministero per i beni culturali ha “revocato” - dunque annullato - il concorso di progettazione che avrebbe dovuto portare a un intervento di restauro, conservazione e valorizzazione a ormai otto anni dal sisma del maggio 2012.


Un documento dell’ufficio regionale del Ministero, retto dall’architetto Corrado Azzollini che firma l’atto ufficiale, riporta tutti alla casella di partenza. Ma c’è anche un paradosso frutto della burocrazia tutta italiana, visto che era stato il medesimo “Segretariato Regionale” del Ministero a dare il via libera al concorso lo scorso 27 dicembre con avvisi sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea e di seguito sulla Gazzetta Ufficiale italiana.

Ora, in ogni caso, occorrerà capire come procedere al restauro di un bene molto importante per i mirandolesi e per la storia dell’arte.

Il complesso, che comprende anche il limitrofo convento francescano, compare nel primissimo assetto urbano di Mirandola del XIII Secolo. La chiesa dai caratteri gotici è stata una delle prime chiese dell’ordine di San Francesco realizzate in Italia, costruita subito dopo la canonizzazione del santo (1228) e l’aspetto attuale risale al ‘400. Oggi, mentre si vedono le terribili ferite delle scosse visto che la struttura a parte la facciata è quasi per intero crollata campanile compreso, si devono fare i conti con le regole di restauro richiamate dal Ministero. Ma cosa riporta il documento di Azzollini? Il motivo della revoca sta nel «malfunzionamento del sistema telematico relativamente alla produzione dei codici alfanumerici di identificazione dei concorrenti e la conseguente impossibilità a garantire l’anonimato alle offerte prodotte». Da ciò discende che il Ministero, utilizzando lo strumento amministrativo della “autotutela” prevista dalla Costituzione, revoca tutto. Si ricomincia dunque, sperando che i fondi economici legati al sisma ancora sia possibile rintracciarli. Questo restauro a San Francesco nei mesi scorsi era stato attaccato dalla associazione Italia Nostra e dal noto storico dell’arte Tomaso Montanari. L’associazione a gennaio aveva spiegato che «il Ministero per i beni culturali, il suo Segretariato regionale, non ha idee per la ricostruzione», criticando fortemente «i liberi inserti contemporanei con l’accorgimento dell’accostamento armonioso» previsti dal concorso. Critiche al concorso in passato sono giunte anche dal consigliere regionale del Movimento5Stelle Giulia Gibertoni: «Si poteva e si può - spiegava a inizio aprile - a maggior ragione con le tecnologie a disposizione, ricostruire a costi contenuti e rispettando le regole antisismiche, ma utilizzando le strutture e i materiali originari e recuperando, di volta in volta, l’edificio storico nella sua integrità materiale. Cosa che è stata fatta, per esempio, dopo il terremoto del Friuli e dell’Umbria».

Dopo la messa in sicurezza delle strutture superstiti per San Francesco i tempi si allungano e non arriverà il progetto entro il 2020 come annunciato mesi fa. —