Il vescovo don Erio tra i volontari «Da questa crisi lezioni di umanità»

Uomini e Donne di Speranza unisce Caritas, Croce Blu, Acli, Agesci e altri 

MODENA La spesa a casa. Le domande per il reddito d’emergenza. L'ascolto. Centinaia di modenesi trovano risposte nella crisi con Donne e Uomini di Speranza. Si chiama così un progetto dalle tante anime: Caritas, Croce Blu, Acli, Agesci, volontari senza sigle che donano tempo e risorse per gli altri.

Progetto Uomini e Donne di Speranza, il vescovo elogia il mondo del volontario



Nel cortile del Tempio hanno ricevuto ieri mattina un segno di vicinanza dal vescovo don Erio Castellucci. Il vescovo invita a «essere attenti a tutte le forme di fragilità, aumentate in questi tre mesi in maniera molto consistente». Per don Erio «ogni crisi deve diventare una lezione». Così le difficoltà legate al Coronavirus possono diventare un modo sia per «sanificare le relazioni» sia per comprendere che nella vita sono fondamentali «la responsabilità e il rispetto delle persone». Un aspetto riconosciuto negli oltre sessanta volontari che hanno aderito al progetto.

Dai dati aggiornati all’11 maggio, sono 259 le consegne alimentari fatte da Acli e parrocchie (in accordo con la Croce Blu). Ricevono gli aiuti 953 modenesi. «La Conad La Rotonda ha dato ai volontari la possibilità di fare la spesa sospesa - spiega Francesca Maletti, vicepresidente provinciale Acli - Dal 24 aprile abbiamo consegnato 8,4 tonnellate di beni».

«Coop Alleanza 3.0 ha fornito buoni per circa 10mila euro - prosegue Federico Valenzano, vicedirettore della Caritas diocesana modenese - e anche Esselunga ha dato una mano». Aiuti sono giunti da volontari (dietro le mascherine) per altre necessità. «Le persone chiedono di non essere lasciate sole - riprende Valenzano - e di poter trovare aiuti con la burocrazia. Domandano come chiedere il reddito di emergenza e di essere aiutati a non essere emarginati». Per chiedere aiuto occorre superare la barriera della vergogna. Ecco perché «non basta esserci, ma diventa decisivo il come», aggiunge Valenzano.

Una telefonata, un consiglio possono fare la differenza. «I volontari hanno dato un aiuto concreto e in molti casi decisivo», aggiunge il vescovo.

Il Comune ha svolto un ruolo con il settore Servizi sociali. «Abbiamo lavorato insieme in modo completamente diverso», assicura la dirigente Giulia Paltrinieri. Il vicepresidente della Croce Blu modenese Marco Landi ricorda la missione per le persone senza fissa dimora, garantendo che il «servizio continuerà anche dopo l’emergenza Covid».

«Fino a giugno continueremo con l’approvvigionamento nelle case - riprende Valenzano - ma parallelamente metteremo radici nella Fase 2». In tal senso, particolare attenzione sarà data all’educazione. «Non è sufficiente fare arrivare computer e stampanti se spesso le persone non sanno da dove partire». —

G.F.