Gel, mascherine e gazebo all’ingresso per riparare i clienti Così Carpi riapre 

Grande afflusso in centro dopo il lungo lockdown Gli esercenti: «Ma servirà tempo per tornare come prima»

CARPI «L’emozione di riaprire è stata tanta, quasi più di quando ho alzato la saracinesca del mio negozio la prima volta. I clienti hanno risposto bene: c’è voglia di uscire. Lunedì è scoppiata definitivamente la primavera». In piazza Martiri, cuore pulsante del centro storico di Carpi, il 18 maggio è stata una data da segnare sul calendario.

Tra i commercianti si respira senso di liberazione, pur con un rispetto ferreo delle regole, disinfettanti all’ingresso, guanti e mascherine d’emergenza per chi dovesse esserne sprovvisto. Le precauzioni non hanno rallentato la voglia di ripartire e da un negozio e l’altro si rincorrono dati incoraggianti sulle prime giornate.


«I clienti sono diligenti, nessuno brontola alla vista dei nostri guanti che abbiamo disposto all’ingresso del negozio e la fila non rappresenta un problema - racconta Luca Semellini di Bao, bottega d’arte orafa - La partenza di lunedì, quindi, è stata con il botto. Sono molto contento della quantità di persone che ci hanno fatto visita. Chiaramente bisognerà fare attenzione ogni giorno nell’adottare tutte le misure di sanificazione necessarie alla nostra attività - prosegue mentre mostra la visiera posizionata sopra la mascherina - Ogni volta che esce qualcuno, ad esempio, provvediamo a sanificare la maniglia. Vogliamo, insomma, che tutti si sentano al sicuro».

Luca Semellini è anche presidente di “Carpi c’è”, comitato che riunisce oltre 200 commercianti della città. «Lunedì, giorno della ripartenza, abbiamo consegnato al sindaco di Carpi fondi per la spesa alimentare, vista la crescente emergenza nell’emergenza provocata dal Covid - prosegue il commerciante - La città ha fatto tanto per noi. Sentiamo l’esigenza di restituire qualcosa e di essere noi, quindi, a fare qualcosa per la città».

Poche centinaia di metri più in là, in corso Fanti, Wainer Pacchioni, della “Frutteria, ne facciamo di cotte e di crude”, ha allestito un gazebo all’ingresso del negozio per riparare i clienti, sia in caso di pioggia, sia con il sole. «Sono finito nel mirino della Polizia locale - dice Pacchioni - Mi hanno fatto notare che serve l’autorizzazione: io ho detto loro che hanno ragione, servono, però, strumenti che agevolino clienti e commercianti in questa fase dove vogliamo certamente rispettare le norme. Ora si sta cercando una soluzione con il Comune e mi hanno fatto soltanto un rimprovero verbale».

«Noi, di fatto, abbiamo sempre continuato a lavorare tanto, sia con le consegne a domicilio, sia con il negozio, anche se la gastronomia sfusa abbiamo ripreso a proporla da lunedì - continua l’esercente - Abbiamo pensato anche a chi è meno fortunato di noi, donando 20 quintali di generi alimentari a Eorté, la cooperativa che gestisce la distribuzione delle sporte alimentari alle famiglie bisognose. Certo, è piacevole vedere tanta gente che aveva voglia di vivere la città. Abbiamo chiesto, inoltre, al Comune, di poter installare una colonnina per l’auto elettrica con cui, insieme a mio figlio Emil, ci piacerebbe fare le consegne».

Anche poco più avanti, alla pasticceria Torinese, alla riapertura i clienti si sono mostrati attenti. «Nonostante il primo giorno cadesse di lunedì è venuta molta gente - racconta Martina D’Adamo - I clienti non hanno abbandonato la piacevole abitudine di ordinare la pasta preferita. E anche per noi, il primo giorno dopo la ripartenza è stato un sollievo enorme. Riempire la vetrina delle nostre torte e di colori è stata una gioia».

Alla Tazza d’oro, bar di corso Alberto Pio, si sono ritrovate le amiche di sempre, con la differenza che l’abitudine del “fare filosso” - espressione carpigiana con cui si descrive la conversazione - trasloca all’esterno, in tavolini debitamente distanziati, e non più dentro, dove le foto della storia di Carpi occhieggiano sugli avventori.

«Ci vuole tempo - specifica Donato Di Marciello dietro al bancone - Le persone, dopo mesi trascorsi in casa, hanno cambiato le abitudini. Se sommiamo l’insicurezza di molti posti di lavoro e la conseguente precarietà economica che ne deriva, ne risulta che sarà difficile ricominciare ai livelli di prima. La cosa positiva è che adesso ci si vede: si possono almeno scambiare due parole».

La vetrina delle Calzolerie Bellelli di corso Pio propone il 20% di sconto come strategia per allettare le clienti. «Siamo molto contenti perché hanno continuato a seguirci anche quando eravamo chiusi e da lunedì stanno tornando a trovarci in tanti» aggiunge la titolare, Susanna Discosti.

Ieri sera, poi, è arrivata la conferma dal sindaco del «ritorno al sabato del mercato in centro», con nuove distanze e accessi contingentati. —


 

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