Giovanardi in Senato per il caso Bianchini «Sono stato corretto»

Il politico ribadisce l’assenza di legami con la ’ndrangheta «Questa vicenda va analizzata dalla Corte Costituzionale»

SAN FELICE

Seconda audizione dell’ex senatore Carlo Giovanardi, sentito dalla Giunta per le immunità parlamentari del Senato che dovrà decidere se utilizzare quattro telefonate tra il politico e Claudio Baraldi e le utenze e i tabulati telefonici dell’ex vice prefetto Mario Ventura, Augusto e Alessandro Bianchini, Mario Lugli e l’investigatore Cono Incognito. La posizione di Giovanardi, indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio e violenza o minaccia a Corpo dello Stato, è infatti ancora congelata in attesa che la Giunta parlamentare si esprima. Il 28 maggio, tra l’altro, è in calendario l’udienza del procedimento verso Ventura, la famiglia Bianchini e gli uomini Safi per quanto riguarda le presunte pressioni per riammettere l’azienda sanfeliciana in white list.


Giovanardi ha illustrato ai commissari in particolare la scomparsa dell'aggravante mafiosa per tutti coloro che, a vario titolo, sono accusati di aver voluto aiutare la Bianchini. L’onorevole fa sapere di aver “anche depositato parti della sentenza di condanna di primo grado di Augusto Bianchini per concorso esterno nella quale si afferma che il concorso è terminato nel 2012, in una data precedente a quelle nelle quali il senatore ha cominciato ad interessarsi al caso, in Commissione Giustizia, Antimafia e Aula del Senato”.

«Giovanardi - recita una nota - ha ricordato di non essere accusato di aver percepito neppure un centesimo e di conoscere o frequentare qualcuno dei 13mila cutresi che risiedono tra Reggio Emilia e Modena, mentre con la sua attività parlamentare sul territorio a difesa della nostra economia ha permesso di far reiscrivere in white list aziende come Geco, Arcos e F.lli Baraldi, purtroppo fallita per le conseguenze della interdittiva».

Il senatore ha infine chiesto al relatore Meinhard Durnwalder di proporre, nel passaggio in Senato, di inviare la documentazione alla Corte Costituzionale sollevando il conflitto di attribuzione per “la lesione del principio costituzionale che un parlamentare non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e meno che mai delle aspre critiche rivolte ad organi amministrativi come la Prefettura”. —

f.d.