Terremoto Emilia, 8 anni dopo. «Oggi come allora questa caparbia terra si rialzerà di nuovo»

Il presidente Bonaccini celebra gli otto anni del terremoto che colpì la Bassa «Il biomedicale ricostruito ha aiutato l’Italia e lo spirito degli emiliani è decisivo»

BOLOGNA. La chiamano resilienza, ossia la capacità di riadattarsi dopo una tragedia. E la Bassa di tragedie ne ha dovute affrontare due in otto anni: terremoto e Covid, emergenze diverse, ma che segnano e segneranno l’incessante ritmo quotidiano nel cuore del distretto biomedicale, risorto dopo il sisma e diventato ambito fondamentale nella lotta al coronavirus. Resilienza che fa rima anche con caparbietà, quella che il presidente Stefano Bonaccini riconosce alla gente emiliana.

Terremoto Emilia, 8 anni dopo: "Ancora due anni e la ricostruzione sarà completata"



Presidente, otto anni dopo: qual è la missione?

«Per prima cosa voglio ricordare chi non c’è più, stringermi ancora una volta ai loro cari e tutti coloro che hanno sofferto. Prima ancora che danni economici enormi, il terremoto causò 28 morti, oltre a 300 feriti. Ai lutti non c’è rimedio, il resto abbiamo dimostrato che può essere ricostruito».



Dicevamo: l’obiettivo del 2020?

«Un anno finora terribile. La pandemia ha colpito in tutto il mondo e mai avremmo pensato di dover fare i conti con la crisi più grave dal secondo dopoguerra, otto anni dopo il sisma. Anche in questi mesi di emergenza, però, l’area del cratere non si è fermata. Penso al distretto biomedicale, che ha lavorato a ciclo continuo al servizio della sanità regionale e nazionale, realizzando ventilatori polmonari, modificandoli per poter essere utilizzati su più pazienti, e testando i dispositivi individuali che uscivano dalle aziende che hanno riconvertito la produzione. E ciò è successo grazie ad aziende, laboratori e infrastrutture ricostruiti velocemente e bene. Ora dobbiamo continuare a correre, completando una ricostruzione privata ormai chiusa e spingendo forte su quella pubblica dove pure abbiamo chiuso oltre 500 cantieri e ne sono stati aperti altri 650. Abbiamo però un ulteriore obiettivo».



Quale?

«Alla fase finale della ricostruzione post sisma si associa l’inizio della ricostruzione post Covid. Intendiamo completare la prima nell’arco di due, tre anni, con opere e interventi per oltre 2 miliardi. Investimenti pubblici e privati che rappresentano risorse fondamentali per far ripartire l’Emilia, recuperando e creando nuovi posti di lavoro anche con il sostegno all’innovazione e alla sostenibilità che abbiamo dedicato alla nostra ricostruzione. Questo è il momento di progettare l’Emilia-Romagna di domani che, così come è successo nelle aree colpite dal sisma, ne uscirà ancora più forte e più bella».



Nonostante l'impegno, i soldi della Regione, il coraggio dei commercianti, i centri storici stentano: è cambiato il mondo o si potrà ritrovare socialità nelle piazze?

«La priorità è stata quella di assicurare non solo la sistemazione delle “pietre”, ma anche di preservare il senso di comunità. Gli sforzi sono stati tanti, con misure specifiche per i centri storici, per incentivare l’avvio di nuove attività e migliorare gli spazi pubblici. I primi tre bandi per la rivitalizzazione dei centri sono andati a ruba, per circa 50 milioni. Oggi, a fronte di tante nuove richieste, abbiamo concordato coi sindaci di riaprirne subito un altro, a inizio giugno, per raccogliere altri progetti rispetto ai quasi 900 già accolti. Ridare un’anima alle piazze è una priorità».

Cosa le stanno chiedendo i sindaci del cratere?

«Di non abbassare la guardia e non vanificare quanto fatto, pensando di poter dedicarsi ad altro. Chi mi conosce sa che non corriamo questo pericolo. I sindaci hanno fatto un lavoro straordinario, rappresentando spesso il collante delle comunità locali. Insieme continueremo a fare tutto ciò che servirà, tenendo alta l’attenzione anche verso il Governo: chiederemo di inserire nel Decreto Semplificazione le misure necessarie all’area del cratere».



Terremoto e Covid: due emergenze molto diverse o con elementi in comune?

«Come avvenuto per il sisma, anche in questa nuova emergenza abbiamo cercato di ascoltare tutti e di prendere decisioni che non fossero calate dall’alto, ma condivise con l’intero sistema territoriale e le parti sociali. Periodi durissimi in entrambi i casi, che hanno messo a dura prova istituzioni e cittadini, cosa che succede tuttora, se pensiamo che solo adesso proviamo a uscire dal lockdown. Ma siamo una terra abituata a rialzarsi, otto anni fa come oggi, e sono convinto che anche questa volta gli emiliano-romagnoli ripartiranno, rimboccandosi le maniche». —