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Rivolta in carcere, due esposti contro la Penitenziaria: accuse di pestaggi

Esposti in Procura presentati da carcerati che si ritengono a conoscenza di abusi su detenuti non coinvolti. Acquisite dai pm quattro ore di immagini durante la prima fase della rivolta che ha portato incendi e distruzioni

MODENA. Rivolta dell’8 marzo in carcere: in Procura sono in corso di esame i contenuti di due esposti presentati per presunti maltrattamenti e abusi commessi da agenti della polizia penitenziaria dopo la fine della sommossa che aveva coinvolto una parte notevole del 400 detenuti di Sant’Anna. Si tratta di due denunce presentate da detenuti ora al vaglio dei pm Francesca Graziano e Lucia De Santis, i sostituti procuratori incaricati delle indagini sulla devastazione e l’incendio del carcere e 5 dei 9 morti per overdose da metadone e psicofarmaci.

DENUNCE DI PESTAGGI. La prima denuncia riguarda un detenuto oggi in un altro carcere che ha riferito di aver subito percosse e bastonate dopo che la rivolta era finita. Sostiene di essere stato estraneo ai gruppi di rivoltosi e ciò nonostante di aver subito un pestaggio. Un secondo detenuto invece ha sporto denuncia a Bologna dopo essere stato liberato per fine pena e ha raccontato di aver assistito ai pestaggi di detenuti fatti spogliare ma di non averne preso parte. La Procura ha chiesto un rapporto alla direzione della polizia penitenziaria per sapere cosa è accaduto nelle circostanze descritte nelle denunce. Va precisato che non si sa a quali agenti si riferiscano le accuse, dato che, dopo la rivolta, sono intervenuti reparti esterni a Sant’Anna.


I VIDEO DELLA RIVOLTA. Le indagini però non finiscono qui. La Procura è riuscita anche ad ottenere dalle autorità penitenziarie quattro ore di filmati delle telecamere interne al carcere che, dalle loro angolazioni, raccontano l’accaduto delle prime ore della rivolta, della quale ancora adesso, dopo due mesi, non si sa quasi nulla. Alla quarta ora, l’assenza di corrente elettrica ha interrotto le immagini.

SCENE PER LE INDAGINI. È perciò improbabile che siano state riprese scene del saccheggio dell’ambulatorio dell’infermeria carceraria dove sono stati rubati i flaconi di metadone, le benzodiazepine e altri psicofarmaci che i nove deceduti hanno ingerito, uno sballo che li ha portati alla morte ore dopo, come conferma l’autopsia dell’Istituto di Medicina legale di Modena su cinque dei nove corpi. Le immagini serviranno invece a dare la traccia alla ricostruzione, affidata in questo caso alla Squadra Mobile della Questura e sempre alla Penitenziaria, dei gruppi di rivoltosi per identificarli e inchiodarli alle loro responsabilità nella distruzione e nell’incendio del carcere, oggi quasi vuoto perché impraticabile.

Come è intuibile, ricostruire le singole responsabilità penali di chi ha commesso devastazioni o violenze non è per niente facile e le testimonianze di altri detenuti, per quanto si possano incrociare tra loro, restano comunque labili e difficoltose da verificare. Le immagini indicheranno invece con certezza nomi e volti di alcuni dei facinorosi dando concretezza alla ricostruzione che spetta ai magistrati. —