Modena Si è spento a settant’anni Paolo, l’edicolante del Duomo

Modenese doc, ha gestito la rivendita in centro per circa vent’anni «Sono sempre stato un nottambulo, ora la mia città è cambiata» 

MODENA «Io sono sempre stato nottambulo ma una volta era tutt’altro paio di maniche. Le strade risuonavano di vita, i cinema funzionavano a pieno regime. E non parlo certo di multisale. Capitava spesso che andassi al cinema anche due volte in ventiquattr’ore. Uscivamo nelle sere di martedì, giovedì, sabato e domenica. La nostra meta prediletta era il caffè sulla Vignolese. Sì perché allora i caffè notturni funzionavano da veri e propri punti di ritrovo».

Così raccontava Paolo al nostro quotidiano qualche tempo fa. Modenese doc, dal 1999 gestiva l’edicola in corso Duomo. In centro, e non solo, lo conoscevano tutti. Paolo si alzava alle 4 del mattino, ben prima del sole. Sette giorni su sette. In sella alla sua bicicletta attraversa piazza Grande per poi sbucare in corso Duomo, sempre in anticipo rispetto al corriere dei giornali.

Alle 7.30, minuto più minuto meno, dopo aver allungato i quotidiani ai bar della zona riprendeva la via di casa. Per un breve riposo. Quindi, nel giro di un paio di ore, tornava in edicola per dare man forte alla moglie Paola, signora dolcissima nonostante la vita sia stata tutto fuorché tenera nei suoi confronti. Era un uomo a volte burbero l’edicolante di corso Duomo: schietto sino all’eccesso, senza peli sulla lingua. Ma ancora prima era un uomo dal cuore grande come il mare.

Buono. Una brava, bella persona. Che non c’è più. Paolo – all’anagrafe Gianpaolo Cucconi – se né andato in silenzio domenica notte. All’improvviso. Il sole l’ha fregato, è arrivato prima. Perché lui non si è più svegliato. Aveva settant’anni. Parlava tanto Paolo. Ti raccontava senza pietismi di una Modena amatissima che però a volte stentava a riconoscere. Ai suoi occhi la notte sotto la Ghirlandina suonava come la cronaca puntuale di una vitalità evaporata. Figlio convinto del Sessantotto, a sessantotto anni dichiarava: «Sono stanco. Questo lavoro non fa più per me».

Ma di stare a casa non se ne parlava proprio. Seppur disincantato, Paolo non aveva perso lo spirito contestatore. Era un maestro di vis polemica. Se però non era in buona l’edicolante di corso Duomo si chiudeva a riccio: «Perché parlate con me? Non ho niente da raccontare». Ma non ci credeva neppure lui. —