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Lo studio: «L’inquinamento conta: noi della Pianura padana più vulnerabili al virus»

L’equipe guidata dal professor Marco Vinceti, igienista dell’Università di Modena, ha condotto una ricerca utilizzando le immagini satellitari dell’Emilia Romagna

MODENA. Il pensiero c’era già, ma a velocizzare tutto ci ha pensato una telefonata dall’estero: «Scusa Marco, ma perché proprio da voi? Cos’ha quella pianura che non va?». In effetti di cose che non vanno ce ne sono, in questa operosa pianura, ma restava un dubbio: davvero l’inquinamento ha avuto un ruolo determinante nella diffusione del Covid-19 nel cuore della Pianura Padana? A chiederselo, e soprattutto a cercare risposte dalla ricerca, è stato il professor Marco Vinceti, igienista del Dipartimento di Scienze biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Così, insieme un’equipe di strutturati, dottorandi e specializzandi Unimore, in queste settimane il professor Vinceti ha cercato conferme per un’ipotesi avanzata da tanti studiosi, ma al momento non ancora confermata: quella del legame tra inquinamento e diffusione del Coronavirus nelle tre regioni più colpite.

Professor Vinceti, da chi è arrivata quella chiamata?


«Da alcuni colleghi stranieri, che poco dopo l’inizio dell’epidemia nel nostro Paese mi hanno cercato per chiedermi perché fosse capitato proprio a noi. All’inizio ho provato quasi un senso di fastidio: non è bello sentirsi messi all’indice come area più disastrata del Paese più disastrato. Quindi, la voglia di capire ha prevalso, e come igienisti ci siamo chiesti in quale modo potessimo contribuire a capire qualcosa in più di questa malattia. Abbiamo così avviato la ricerca, anche grazie ai finanziamenti della Fondazione di Modena che, insieme al professor Sergio Teggi del Dipartimento di Ingegneria ambientale-Dief, ci siamo aggiudicati nel 2019 per uno studio sul rapporto tra ambiente e salute. Tra i sostegni importanti c’è anche quello di Aseop, che ci ha consentito di indagare sul ruolo del traffico veicolare nel causare la leucemia infantile».

Ma il legame tra inquinamento e Covid-19 non è un po’... scontato?

«L’ipotesi che smog e malattia siano legati è ragionevole, ma un conto è un’ipotesi sensata, un conto è una ricerca che lo prova. Del resto, se è vero che la Pianura Padana, ovvero l’area più inquinata d’Europa, è stata la più colpita dal virus, è anche vero che nel mondo ci sono Paesi ben più inquinati, come l’India, che non hanno avuto una diffusione così drammatica della malattia».

Come si è sviluppato il vostro lavoro?

«Abbiamo utilizzato la “geografia” dell’inquinamento attraverso le immagini da satellite che ci ha fornito un’azienda di Milano. Dopo avere scaricato queste immagini, ci siamo concentrati sulle aree dove la concentrazione di ossidi di azoto era maggiore, mappando così l’intera area delle tre regioni più colpite, ovvero Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. A quel punto, abbiamo confrontato questi dati con quelli forniti dalla Protezione civile sulla malattia».

L’analisi dei dati ha confermato l’ipotesi?

«Al momento la ricerca è in attesa della pubblicazione da parte di una rivista internazionale che sancirebbe la sua accettazione da parte della comunità scientifica: quello che possiamo dire ora è che il legame c’è, anche se per fortuna è improbabile che l’inquinamento sia in grado di “trasportare” il virus. Piuttosto, è vero che dove c’è tanto inquinamento ci sono più malattie croniche, e quindi nella Pianura Padana siamo più “attaccabili” da questo virus. Un aspetto sul quale stiamo cercando di concentrarci è quello delle difese immunitarie: per lo stesso principio, quelle di chi vive in un’area molto inquinata sono meno capaci di difendersi, anche se qualcuno potrebbe dire che è... meglio così, visto che uno dei problemi nei casi più gravi di Coronavirus viene proprio dall’eccessiva risposta del sistema immunitario».

Su quali altri aspetti si è concentrata la ricerca?

«Stiamo indagando anche sull’efficacia del lockdown: incrociando i dati del traffico telefonico e quelli del biossido di azoto presente nell’aria prima, durante e dopo la chiusura totale, stiamo cercando di capire se le persone abbiano effettivamente aderito ai decreti e alle ordinanze e quanto questi sacrifici siano serviti». —