Frode dell’aceto balsamico di Modena Igp, in 14 vanno a processo

L’accusa: miscelavano la materie prime in Romagna anche se è vietato. Di fronte al giudice anche le società Lanzoni, Acecrem, Vandelli e Carandini

Quattordici indagati oltre a quattro società e accuse a vario titolo in concorso di falsità materiale, frode in commercio e contraffazione: si appresta ad arrivare davanti al giudice del tribunale di Modena un’inchiesta eseguita dall'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (I.C.Q.R.F.), in collaborazione con il Nucleo di PT della Guardia di Finanza di Ravenna e coordinata dal pubblico ministero Claudia Natalini. Stando alle accuse le società e i loro responsabili commercializzavano aceto balsamico Igp industriale senza che il prodotto fosse stato elaborato seguendo le restrizioni imposte per il marchio di qualità.

Il centro nevralgico della presunta frode - sarà il tribunale in versione monocratica a doverlo stabilire – era Lugo di Romagna dove ha sede la Lanzoni Daniele & C., società che commercializza mosto cotto, aceto di vino e prodotti similari. Stando alle verifiche fatte dall’Icqrf, almeno in un caso, l’aceto di vino presente sui documenti di trasporto era invece più modestamente mosto concentrato dato il contenuto zuccherino e l’aspetto.


Ma è sul fronte modenese, nella terra dell’aceto balsamico che Daniele e Giovanni Lanzoni e Angela Razzi facevano affari la cui natura sarà da accertare in aula. A Spilamberto, ad esempio, c’erano rapporti commerciali con la Acecrem ossia l’acetificio Giuseppe Cremonini per cui sono indagati il presidente del consiglio di amministrazione, l’enologo e socio Alberto Ferrari, l’addetto di laboratorio Simone Cavani e Pier Luigi Roncaglia in veste di procuratore speciale e delegato a respingere le materie prime non considerate adeguate. Secondo l’accusa a Spilamberto sarebbe arrivato prodotto già miscelato in Romagna attraverso bolle di trasporto create ad arte. La difesa, rappresentata dall’avvocatoLuca Pastorelli, ha però già contestato come a Spilamberto vi sia tutta la tecnologia necessaria per miscelare le materie prime già durante le fasi di scarico dai camion cisterna. Contestazioni analoghe vengono mosse anche alla società Vandelli di Formigine, amministrata da Francesco Leonardi e Clelia Mussini e alla azienda agricola Leonardi guidata da Giovanni Leonardi il cui responsabile acquisti è Graziano Borghi. E le stesse imputazioni sono avanzate dalla procura anche all’acetificio Carandini Emilio di Castelnuovo guidato da Luca e Giovanni Carandini.

Importante è anche il ruolo di un autotrasportatore, Giuliano Ghirotti, che pur non partecipando all’associazione ha tentato – durante un’ispezione di Icqrf e Finanza – di aver consegnato nel Modenese aceto di vino e mosto cotto in cisterne separate quando invece il prodotto era già miscelato.

In sostanza, pur non contestando le materie prime, gli investigatori hanno evidenziato come la miscelazione sarebbe dovuta avvenire tra Modena e Reggio per fregiarsi del titolo di aceto balsamico Igp. Avendolo fatto in Romagna veniva meno quel passaggio del disciplinare nonostante poi il prodotto venisse venduto in modo fraudolento come Igp e non come condimento. La motivazione è presto detta: il mercato vuole aceto balsamico Igp e quindi poterlo garantire permette di fare un lauto business. 

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