Modena. Processo Aemilia in Appello, la Procura generale: «Gino Gibertini va assolto»

Il dottor Giovannini chiede di ribaltare la condanna a 8 anni: «Non c’è reato».  L’avvocato difensore Pastorelli: «Siamo soddisfatti, estorsione inesistente»

MODENA. Clamoroso cambio di valutazione su Gino Gibertini nel corso del processo di appello di Aemilia, attualmente in corso nell’aula bunker del carcere della Dozza a Bologna.

L’imprenditore dei petroli, inizialmente condannato a 8 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso, potrebbe essere assolto. Oltre ai suoi avvocati difensori anche la Procura generale, attraverso le parole del dottor Angelo Giovannini, ha infatti chiesto al tribunale di assolvere Gibertini “per non aver commesso il fatto”. Ora spetterà alla corte, presieduta dal finalese Alberto Pederiali, decretare se vi siano gli estremi per credere a quella che - al momento - appare una ricostruzione univoca dell’accaduto.

Va ricordato che l’imprenditore è finito nell’inchiesta Aemilia per aver ceduto un credito di 51mila euro a Antonio Silipo a fronte del pagamento di 5mila euro. Silipo che poi, con metodo considerati non convenzionali, era riuscito a farsi consegnare dal debitore una parte di soldi e cambiali. Durante il processo di primo grado i giudici avevano creduto in parte alla ricostruzione fatta dalla procura condannando Gibertini a 8 anni contro i 17 e 10 mesi richiesti dai pm Mescolini e Ronchi. Il tribunale si era quindi convinto che la cessione del credito fosse stato soltanto un vestito nuovo dietro al quale nascondere il progetto di recupero dei soldi del quale Gibertini sarebbe stato il mandante.

Ma tutto l’impianto è stato messo puntualmente in discussione dagli avvocati difensori Tommaso Guerini e Luca Pastorelli. Il loro appello è stato evidentemente ritenuto condivisibile e credibile dal dottor Giovannini che al termine di una discussione durata oltre mezz’ora ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

«In questo momento siamo particolarmente soddisfatti di questa richiesta - commenta l’avvocato Pastorelli - Eravamo convinti di aver depositato numerose motivazioni utili a offrire una lettura diversa rispetto alla condanna e alle motivazioni emerse in primo grado e ci fa piacere che anche la Procura generale abbiamo accolto il nostro spirito. Ora restiamo in attesa della sentenza, consapevoli del fatto che saranno i giudici a dover valutare».

Nei giorni scorsi la Procura Generale di Bologna aveva chiesto la condanna, seppur con sconto di pena, anche del ravarinese Vincenzo Mancuso. Condannato in primo grado a 14 anni in abbreviato per associazione mafiosa e a 11 anni per le imputazioni per cui era stato processato con rito ordinario, l’accusa ha chiesto di rideterminare la pena in 20 anni complessivi, vista la riunificazione dei due riti nel processo d’appello. E per completare il quadro dei modenesi dell’inchiesta Aemilia, a metà luglio sarà la volta della famiglia Bianchini.