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 E gli Zerbinati portano a Manhattan la “Ferrari dei meloni” da 40 dollari al chilo

Dalla Bassa alla conquista degli States. E il Kuwait si mette in fila 

Tondo. Perfetto come un cerchio di Giotto. Col profumo che lo senti già a distanza. Tocco finale: il sigillo con la ceralacca come si addice a qualcosa di prezioso. Unicum. Da aprire, pardon, mangiare con delicatezza.

Se ci fosse un marchio da abbinare ai meloni che produce - a cavallo del confine tra Modenese e Mantovano - l’azienda agricola Zerbinati, non ci sarebbero dubbi: quelli che escono da Malcantone e dall’azienda di papà Tonino e il figlio Oscar, sono la “Ferrari” dei Meloni. Fuoriserie che da alcuni giorni hanno fatto il botto, conquistando Manhattan. Sbarcando sulle tavole dei più famosi ristoranti di New York e del resto degli States per un coast to coast dell’eccellenza italiana a tavola. Talmente apprezzata che in Sicilia c’era chi aveva copiato il loro marchio per confondere i consumatori.

«Alle sei iniziamo la raccolta. Attorno alle nove e mezza passiamo alla calibratura, al confezionamento in linea. Tutto in sicurezza. Con disinfestazioni e utilizzo di guanti e mascherine. Al pomeriggio la partenza dei camion e la sera siamo già con i prodotti che vengono messi sui cargo di Malpensa - racconta Oscar - Quattordici ore dopo siamo sui mercati americani e la sera nei ristoranti pronti per i clienti». Un’azienda modello quella dei Zerbinati (330 ettari di cui 220 vocati a meloni, angurie e zucche) che, come quella della vicina dinasty Pretto, ha una storia tutta sua da raccontare. Una ventina di dipendenti fissi («Col Covid inizialmente abbiamo avuto un po’ di problemi con gli stagionali perché l’agenzia Open Job Mirandola di cui ci serviamo aveva difficoltà con il lockdown nel reperirli»), è arrivata alla quarta generazione. Da Pino il bisnonno, a Cesare, fino al padre Tonino e al 34enne Oscar, gli ultimi due quelli che danno la svolta.

«Abbiamo deciso di puntare tutto sulla qualità. Fare del melone un’eccellenza.A Come? Una piantina quando viene messa in terra arriva a fare dai 12 ai 15 meloni. Noi selezioniamo e ne lasciamo solo quattro-cinque. Chiaro che il sapore è diverso. Come la forma. Meno quantità, più qualità. Ma tutti qui, siamo animati da un punto fermo: l’amore per quello che facciamo e queste Valli. Dure, se vogliamo. Ma uniche. Vere».

Fatto sta che dai salotti inglesi della londinese Chelsea, dove i meloni venduti attraverso OPSermide Ortofruit finivano già con prezzi astronomici, o dai mercati di Parigi, Stoccarda, Berlino, Zurigo, da una settimana le confezioni Zerbinati decollano per altre rotte. E poche ore dopo il raccolto in serra o a pieno campo da Malpensa atterrano già a NY.

«Dove sappiamo vengono venduti a 40-45 dollari al chilo. Attualmente abbiamo prezzi tra Italia e estero (quest’ultimo rappresenta una quota del 30% del fatturato), che raggiungono i 3 euro. Saliti con l’arrivo del caldo come accade tutti gli anni. Negli Usa arriviamo però già a 5 euro. Speriamo sia l’inizio di una nuova e bella avventura... Poi chiaro, chi compra deve metterci il costo del trasporto, della dogana, dei dazi di Trump. Alla fine le ultime quotazioni oltreoceano sono sui 40-45 dollari al chilo. Il fatto è che gli americani sono abituati a meloni che sono distanti anni luce dai nostri. Nemmeno paragonabili. E a quanto pare i nostri stanno andando a ruba...». Prossima tappa della “Ferrari” dei meloni? Kuwait. Gli sceicchi hanno già chiamato... —GLP

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