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Modena. Gli insegnanti e il posto a rischio: «Lo Stato ci butta fuori dalle scuole»

I docenti con diploma magistrale perderanno il ruolo La maestra Simona: «Il Governo deve fare qualcosa»



«Dicono di aver bloccato i licenziamenti, per la pandemia, invece lo Stato ci butta fuori ancora più velocemente». Anche a Modena la storia infinita dei diplomati magistrale sta per diventare un incubo. Con l’udienza del primo luglio prossimo, molti docenti con un diploma magistrale preso prima del 2001 e che per molto tempo era considerato idoneo per insegnare, perderanno il ruolo, accettato a suo tempo con riserva, tanti altri saranno invece depennati dalle graduatorie a esaurimento da cui si attinge ogni anno per gli incarichi annuali. È già successo a tanti altri colleghi visto che i processi sono individuali e c’è solo da attendere il proprio turno. È la storia della maestra Simona, insegnante a Modena città. Laureata con una quinquennale, in Psicologia dello sviluppo, dopo il diploma ha lavorato a scuola per una decina d’anni con l’abilitazione per infanzia e primaria. Nel 2012 ha vinto un concorso a Modena e l’anno dopo è stata assunta a tempo indeterminato dalla Fondazione Cresciamo, dove ha lavorato fino al 2016, poi le sofferte dimissioni per prendere il ruolo offerto dallo Stato, forte della giurisprudenza allora favorevole in merito al titolo abilitante del diploma magistrale, ruolo che oggi vede sfuggire di mano. Simona è firmataria anche lei di una lettera con la quale almeno 20mila insegnanti in tutta Italia chiedono alla politica di trovare una soluzione alla loro tragedia. Insomma lo Stato dice che non hanno i titoli per insegnare ma poi li assume come precari perché non sa come fare senza di loro? Hanno inviato una lettera anche all’assessore regionale alla scuola Paola Salomoni che avrebbe preso a cuore la questione. Ci sarebbe la possibilità del concorso straordinario, che era stato pensato proprio per loro ma poi la platea è stata enormemente allargata.


Maestra Simona, che succede ora?

«La novità è che in questo periodo, nonostante il blocco dei licenziamenti, il Ministero non ha bloccato nulla per noi e in più ha adottato una nuova strategia che non ci meritavamo. Si tratta della richiesta di revoca della cautelare: prima passavano diversi mesi dall’istanza di prelievo dell’ordinanza alla fissazione dell’udienza e questo ci consentiva di iniziare l’anno scolastico e di ottenere la conversione del contratto di lavoro da tempo indeterminato a rapporto a tempo determinato fino a giugno. A partire da maggio chiedono direttamente la revoca della cautelare e il tutto si chiude in un mese. La prima sentenza di revoca della cautelare avverrà il primo luglio e riguarda mille colleghi per tutta Italia. Saranno licenziati immediatamente o perderanno l’iscrizione nella graduatoria a esaurimento, siamo esterrefatte».

Che cosa chiedete?

«Siamo arrabbiati e delusi. Chiediamo una sospensione, non l’accelerazione del licenziamento. Facciamo per un attimo finta che siamo le persone più schifose del mondo e che questa situazione ce la siamo cercata noi anche se non è così. Ecco, io dico: hanno trovato una soluzione per tutti, durante la pandemia, anche le sanatorie hanno trovato, e per noi niente? Accelerano addirittura le procedure? Abbiamo addirittura fornito la nostra disponibilità ad aggiornare i nostri titoli, noi che spesso siamo plurilaureati. Avremmo sborsato anche tremila euro da dare alle università per seguire un altro percorso da aggiungere ai nostri titoli, avremmo fatto anche questo. E invece no, trovano la soluzione per tutti e per la nostra no. Almeno dateci la disoccupazione. Tu Stato mi lasci a piedi ma è stata una tua scelta, io ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato dove mi trovavo bene, per assumere un ruolo nella scuola pubblica, che tu, Stato, mi hai offerto in un momento in cui pure la giurisprudenza era favorevole, ma ora dammi almeno la Naspi».

Il diritto e il processo hanno però delle regole.

«Ma perché ora accelerare con le procedure? Proprio per metterci nelle condizioni di non farci avere nulla nei mesi estivi? Noi non capiamo perché non si riesca a trovare una soluzione. Il Governo ha cercato di mettere una pezza un po’ dappertutto durante e dopo la pandemia, a causa dei problemi economici che hanno investito tante famiglie. E ora loro non ce la fanno a trovare i fondi per darci l’indennità di disoccupazione?». —