Altri show a Modena Park? «I grandi concerti torneranno in città ma quell’evento resterà irripetibile»

Rolando Rivi ha creato dal nulla l’arena per lo show al Parco Ferrari 

L’INTERVISTA

andrea marini


Rivedere intv Modena Park, avrà portato più di qualcuno a chiedersi: perché non farne altri, di questi show? «Modena Park è stato un evento unico e irripetibile. Certo tecnicamente tutto è possibile, come abbiamo dimostrato, ma non credo si potrà mai fare un’altra cosa del genere».

A parlare è Rolando Rivi, uno dei principali organizzatori di eventi in Italia, che oltre a Modena Park con la modenese Studio’s ha portato in città i grandi eventi degli anni 80 e Novanta (pensate a un big, da Bowie a U2 e Pink Floyd, e lui li ha portati) e ha continuato a creare gli stage dei principali eventi rock in Italia dagli Heineken Festival, a Campovolo di Ligabue oltre a numerosi show di Vasco a tiro di regione, oltre a quello celebre di Catanzaro.

«Certo è facile oggi dire: se ha funzionato rifacciamolo, - spiega Rivi - ma il problema non è tecnico, quanto di magia. Non è per nulla facile rifare e ricreare la magia di quello spettacolo che aveva tante componenti uniche: i 40 anni di carriera, il luogo e la storia dietro la scelta di quel luogo. E poi diciamolo: quanti sono gli artisti oggi in grado di riuscire a radunare 225 mila spettatori?. Questo non significa che Modena non potrà più avere concerti. Abbiamo uno stadio nel cuore di Modena e le date di Ultimo e Ferro, previsti già quest’anno e ora riprogrammati nel 2021 sono una ripartenza».

Modena Park resterà per sempre la grande impresa per Rivi e le centinaia di persone che vi hanno lavorato.

«L’orgoglio lo leggo negli occhi dei ragazzi che ci hanno lavorato per giorni e per mesi. - prosegue- Si sentono un po’ tutti dei “reduci”. Rimane la grande soddisfazione di non aver letto particolari critiche, la cosa più bella sarebbero state le scuse di quanti in precedenza avevano profetizzato eventi disastrosi,. Ma si sa i gufi, se tutto va bene, poi si nascondono...».

Un evento, quello del 1 luglio 2017, che Rivi non ha visto. «Io e chi lavora per costruire questi eventi non vediamo mai gli spettacoli, ricordo però, attimo per attimo, tutto quello che è accaduto dietro e attorno quel megapalco. La tensione organizzativa di quella lunghissima giornata finita solo quando il parco si è svuotato. Mi passi la battuta, se i fans quella sera non avrebbero mai voluto che arrivasse il momento di Albachiara, che significava concerto finito, noi siamo stati felici quando ha iniziato a risuonare... Costruire quell’evento è stata un’impresa che mai e poi mai avrei pensato di realizzare. Le rivelo un retroscena».

Dica.«Il primo a venire da me, tre anni prima, fu Paolo Scaltriti, un dirigente di Bper, fan sfegatato di Vasco.: “Sai dove potresti fare un bel concerto di Vasco? - disse - Al Parco Ferrari. E iniziò a mostrarmi anche una piantina ipotetica. Ne parlarono anche con il sindaco che mi chiese una parere. Confesso che pensai: questo è matto. Non sapeva di che parlava, perché per fare un concerto non bastano il palco e un prato. C’è una lista infinita di cose a cui pensare. Se allo stadio sei avvantaggiato, al parco Ferrari c’erano solo erba e alberi: null’altro e poi in pieno centro città. Eppure due anni dopo mi ritrovai con quella lista in mano davanti al sindaco a proporgli l’evento Subito non gli dissi il nome dell’artista. Lo staff di Vasco stava cercando la location per il concerto dei 40 anni e Modena era in lizza con l’aeroporto di Forlì, se non erro, e Firenze. Io elencai al sindaco pro e contro E solo all’ultimo gli dissi il nome dell’artista: Vasco. Il sindaco mi guardò e disse una sola cosa: «Avanti». E ha avuto ragione a crederci, Modena aveva bisogna di una scossa. E siamo andati avanti. A proposito, chiamai Scaltriti 15-20 giorni prima del concerto a vivere l’organizzazione dal di dentro. Per fargli capire... Oltre alle innumerevoli problematiche da risolvere, viabilità e parcheggi su tutti, si aggiunse l’allarme terrorismo . Fummo i primi a dover fare i conti con le norme Gabrielli. E siamo diventati un modello».

Al di là del concerto per Rivi le immagini da ricordare sono quelle «di come si è trasformata quel giorno Modena. È diventata parte integrante dell’evento per i 220 mila che l’hanno vissuta fino a poche ore prima del concerto. L’hanno girata riempiendo bar e locali, scoprendo la città e questo credo abbia fato capire il potere di questi eventi per l’indotto . Una cosa che in questo periodo di lockdown con il nostro mondo bloccato qualcuno sembra aver dimenticato. Specie per il supporto economico, tramite imposte, al mondo dello spettacolo e cultura in generale. Ora speriamo nella ripartenza, stiamo riprogrammando gli eventi per il 2021 e speriamo che le professionalità del nostro settore non si disperdano».

Una curiosità, ma Scaltriti la sera del concerto è poi rimasto al lavoro?

«Quando è iniziato lo show è sparito ... Credo sia tornato a intristirsi ascoltando Albachiara...» —



La guida allo shopping del Gruppo Gedi