Modena Il dottor Giuseppe Celesti : «I nuovi banchi del ministero? Scomodi e anche antisociali»

MODENA «Il rischio, con questi banchi, è di sterilizzare le persone dal punto di vista sociale prima ancora che da quello sanitario». Giuseppe Celesti, dottore fisioterapista e sociologo, con master in Programmazione, Gestione e valutazione dei servizi sanitari e socio assistenziali, si occupa a Formigine anche di gestione dei conflitti. Tra i suoi lavori alcuni su sviluppo socio economico e salute ed è la persona più indicata per commentare i nuovi banchi, di dimensioni ridotte e uniti a una sedia a rotelle, presentanti dal ministro dell’Istruzione Azzolina.

Dottor Celesti, iniziamo dalla postura.


«Non va bene, c’è uno spazio limitato tra la sedia e l’appoggio e non c’è dinamica. Obbligano a una sola postura, senza possibilità di compensazione, ma la postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia. Il tavolo è piccolo. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderle. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico».

Non è che le sedioline classiche siano il massimo.

«Cambia tutto perché ci si può alzare e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discriminanti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci».

Lei cosa farebbe?

«Non cambierei nulla, squadra che vince non si cambia».

E sul piano sociologico?

«Ancora peggio. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’esperienza conflittuale. Così invece si esalta l’individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. È diseducativo».

Il distanziamento può arginare il bullismo?

«Il bullismo si affronta in altra maniera, non certo dividendo i banchi. Se dobbiamo stare sotto ricatto del bullismo vuol dire che non abbiamo strumenti per affrontarlo. Peraltro il bullismo per così dire fisiologico fa crescere e fa parte della vita perché la vita presenterà sempre situazioni di bullismo, come sul lavoro. Poi non è certamente un banco a prevenire il bullismo. Il banco dà invece la possibilità di mettere persone di etnia, cultura e lignaggio diversi in una comunicazione profonda, anche subliminale».

E verrebbe meno il mito del compagno di banco

«Il banco è un forte elemento di socializzante, i ragazzi ancora non sono maturi e di conseguenza devono stare vicini devono litigare avere complicità sentire la differenza di classe sociale ed eventualmente vivere di speranze ed immaginazione. Il rischio è di sterilizzare le persone dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario. Distanziare a scuola è antitetico: la scuola deve avvicinare». —


 

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