Contenuto riservato agli abbonati

Collaboratori sportivi irregolari e in nero: a Modena stangata milionaria a palestre e circoli

Trovati 109 lavoratori con posizioni contributive scorrette. Accertamenti durati sei mesi e denunce per i presidenti



MODENA Sei mesi di verifiche incrociate dopo gli accessi all’interno di alcune palestre, centri sportivi e per ginnastica posturale. E il quadro emerso dagli accertamenti dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Modena riporta una situazione che appare critica se limitata all’analisi dei numeri tanto che gli operatori parlano di “un’efficace operazione di contrasto allo sfruttamento del lavoro”. Le verifiche hanno infatti permesso di accertare la presenza di 109 lavoratori irregolari di cui 7 totalmente in “in nero”, quindi privi di tutele previdenziali, assicurative e di presidi per la sicurezza. «In conseguenza delle gravi irregolarità così riscontrate - si legge nello stringato report di bilancio - sono state complessivamente contestate, ai trasgressori, oltre 110mila euro di sanzioni amministrative ed effettuati recuperi di contributi previdenziali ed assicurativi per oltre 1,2 milioni di euro».


Ma per i rappresentanti legali e i presidenti delle associazioni sportive di Modena, finite negli accertamenti dell’Ispettorato, si prospettano ulteriori problematiche di tipo penale sia per l’impiego di manodopera in nero sia per altre contestazioni di irregolarità.

LA GENESI

L’attività degli ispettori degli uffici di piazza Cittadella è iniziata nel 2019 quando sono partiti gli accertamenti all’interno delle strutture sportive. Si tratta di palestre e centri sportivi frequentati d numerosi soci o clienti anche se non è noto se vi siano state segnalazioni utili ad instradare le verifiche. Ma l’analisi non si è limitata a controllare chi nel preciso momento dell’accesso si trovava al lavoro. Sono infatti stati richiesti i vari documenti necessari a ricostruire quantomeno gli ultimi cinque anni di attività sportiva e di impiego. Perché la normativa a cui attenersi è comunque diversa a seconda della forma fiscale a cui si sceglie di aderire. Un esempio: i collaboratori sportivi possono percepire fino ad un massimo di 10mila euro non tassabili (anche se devono essere comunque annotati attraverso le certificazioni uniche) se l’associazione si adegua ad un regime semplificato tipico delle Asd, ma allo stesso tempo l’impiego continuativo di personale rischia di essere poi contestato come un lavoro subordinato e continuativo. Altre attività, invece, mirano ad effettuare un’azione tipicamente commerciale e a fini di lucro, e quindi l’inquadramento dei collaboratori e degli istruttori entra in un altro contesto molto più restrittivo.

Evidentemente gli operatori dell’Ispettorato del Lavoro sono giunti ad alcune certezze proprio grazie all’analisi degli incartamenti, dei certificati contributivi e dei contratti di collaborazione e di incarico prodotti dai referenti delle associazioni. Un lavoro certosino, durato mesi - anche in fase Covid - e culminato con le sanzioni e l’obbligo di regolarizzare le posizioni contributive. Non è escluso che alcuni dei collaboratori sportivi abbiano interrotto da tempo il legame con il responsabile del centro sportivo o della palestra, ma questo non evita comunque al legale rappresentante di sanare la situazione con l’Inps e procedere con i relativi pagamenti di quanto maturato nel periodo.

Alle società, ovviamente, resta la possibilità di fare ricorso nel caso ritengano di aver operato correttamente. Gli ispettori, a loro volta, hanno comunque informato anche la Procura di Modena relativamente alle questioni che possono essere declinate come potenziali reati da perseguire penalmente. —