Maranello. Il Gambero Rosso premia Di Lella e la pizza “dolce” con tanto ragù

«La menzione a fianco di tanti guru ci riempie di orgoglio» «Ho abbinato il piatto italiano più famoso alla lasagna”  



MARANELLO


Immaginate una pizza. Pensate all’abbinamento con ragù in quantità, realizzato con ingredienti rigorosamente a chilometri zero, che valorizzano le produzioni del territorio. Il piatto in questione è diventato il re del dopo-lockdown in una delle pizzerie più rinomati, balzate agli onori delle cronache per l’originalità delle proposte. Gianni Di Lella, napoletano doc, ha fatto breccia nel cuore dei clienti che, da tutta la provincia, vanno nel suo locale alla ricerca di novità. La sua pizzeria, in piazza Amendola 1, è un fiorire di collaborazioni – in arrivo ce n’è una con uno chef stellato modenese – e, ora, anche di primi piatti da ristorante. Le pizze, ripensate in chiave dolce, gli sono valse una menzione sul Gambero Rosso, dove il lavoro di Di Lella è descritto insieme a quello di protagonisti nazionali e astri nascenti della buona tavola. «La pizza che va più di tutte in queste settimane dopo la chiusura imposta dalla pandemia è la “pizza lasagna” – spiega Di Lella – In media impieghiamo due chili di ragù alla settimana da mettere sulla pizza: i clienti ne chiedono una decina a sera che per la tipologia in questione è tantissimo. Con gli ingredienti non ci si può sbagliare: il ragù è quello tradizionale, fatto alla vecchia maniera. Il Parmigiano ha una stagionatura di 60 mesi e per questo piatto è nata una collaborazione fra noi e il consorzio». Non è l’unica novità. «Nel dopo Covid, quando abbiamo iniziato, come tanti colleghi, a fare consegne a domicilio – continua Di Lella – abbiamo allargato il menù anche a qualche primo piatto, a secondi a antipasti, cercando, però, di distinguerci sempre per una cucina mirata, incentrata su ingredienti di primissima qualità. Dalla ripartenza le abitudini dei clienti sono cambiate. Dopo tre mesi, queste vanno rimodellate. Ho ricevuto la visita di tanta clientela nuova, curiosa di provare: adesso le persone sono più aperte e non hanno paura di osare una pizza diversa dal solito. Così, ad esempio, ho rivisitato la “Napoli”, tenuta rossa di base, ma con l’aggiunta di stracciatella. Piccole accortezze che conquistano il palato e contribuiscono nel registrare il tutto esaurito, con clienti che vengono anche da fuori». Venendo al “Gambero rosso”, Di Lella viene citato insieme al “guru” Franco Pepe, alle pizze dolci stagionali di Ivano Veccia, a Francesco Martucci che nella sua Caserta vanta una pizzeria con cucina-laboratorio di 320 metri quadri.

«Tramite la pizza dolce i clienti possono approcciarsi a sapori diversi – conclude il maranellese – Puntiamo anche sul gusto agrodolce delle tonde a degustazione, come la pizza Da Amalfi in Emilia, con crudo di Parma, fiordilatte, stracciatella, scorze di limone e colatura di amarene modenesi. L’obiettivo è trasferire gradualmente sulla pizza la stessa ricerca che anima i piatti di uno chef». —

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