Modena. Il carcere distrutto è in cantiere. A settembre la fine dei lavori

Blitz dei Cinque Stelle per verificare l’avanzamento delle opere di ripristino Oggi i reclusi sono 120, alcuni in quarantena. Progetto alloggio per chi esce



MODENA. A quattro mesi dalla rivolta che ha portato a nove morti e al trasferimento di centinaia di detenuti, il carcere di Sant’Anna è al centro di una grande opera di recupero. Devastato e incendiato dai rivoltosi all’apice della furia nella mattina dell’8 marzo, poi saccheggiato in sue numerose strutture, ha riportato gravissimi danni che ora si stanno riparando. I lavori proseguono giornalmente come si nota anche dai muratori e dalle squadre di artigiani che accendono a Sant’Anna quotidianamente.


Intanto sono leggermente cresciute le presenze di detenuti: dagli ottanta rimasti dopo la rivolta e stabilizzati per mesi, ora sono saliti a centoventi, molti in custodia cautelare. Per lo più i reclusi attuali sono sex offender, ovvero hanno compiuto reati sessuali, e anche detenuti a fine pena. La maggior parte di loro è concentrata nell’ala nuova rimasta indenne dalle devastazioni. In nuovi arrivati, poi, vengono messi nella sezione femminile (svuotata subito dopo la rivolta col trasferimento delle detenute) dove restano in quarantena. L’attenzione per il Covid è infatti molto alta: una serie di filtri sono in funzione da mesi, dal pre-triage prima dell’ingresso, al termoscanner, al tampone e all’esame sierologico per i detenuti. Per chi è poi ormai vicino ala fine della detenzione, è partito un progetto innovativo che il carcere ha organizzato con la Regione, la Cassa Ammende e i Consorzi delle associazioni di volontariato di Modena e Reggio (compresi Caleidos, Porta Aperta e L’Ovile). I carcerati senza qualcuno che li aspetta una volta usciti verranno alloggiati in strutture di queste onlus e cooperative e seguiti nel reinserimento. Il progetto, tra Sant’Anna e Castelfranco, sta interessando 14 reclusi.

E una verifica sui lavori, che si prevedono finiti per il 31 agosto, è stata fatta pochi giorni fa da tre esponenti del M5S. Obiettivo: ripristinare la normalità a fine settembre. La deputata M5S Stefania Ascari, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia, e i consiglieri modenesi M5S Andrea Giordani ed Enrica Manenti hanno visitato la casa circondariale modenese. «Abbiamo voluto osservare la realtà del carcere con una visita a sorpresa - spiega Ascari - per verificare in prima persona quali siano le condizioni della struttura dopo la rivolta dello scorso marzo. Un episodio che ha messo a dura prova gli agenti di polizia penitenziaria, a cui va il nostro ringraziamento».

Tanti i tasselli rimessi al loro posto, ma il quadro non è ancora completo. «Il nuovo padiglione è stato rimesso in sesto - spiega la parlamentare, di professione avvocato penalista - e sono state aggiunte le barre di protezione nelle guardiole. È in corso la ristrutturazione della vecchia parte. Attualmente, è stata riaperta la sezione femminile, in cui sono accolte circa trentacinque detenuti. Sono in corso migliorie per tornare ai livelli di prima».

La deputata M5S aveva presentato un’interrogazione parlamentare sul carcere, ottenendo rassicurazioni in merito. «È in corso il potenziamento della rete informatica - aggiunge Ascari - e si sta potenziando il sistema di videosorveglianza nel padiglione vecchio. È in programma l’implementazione di serrature elettroniche e il potenziamento dei cancelli. Saranno alzati i muri del cortile e rifatto il muro anti-intrusione di cinta. Inoltre, sarà potenziato il livello interno. L’augurio della direttrice Maria Martone è che si possa tornare già a fine settembre alla normalità. Faremo tutto quanto possibile perché tale speranza diventi realtà». —