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Modena, uccise il fratello violento: dopo sette anni è libera

Giordana Guidi ha scontato la pena per aver freddato Gabriele con 30 colpi. Condannata a nove anni, oggi vive e lavora nell’azienda agricola di famiglia a Modena

MODENA. Ha finito di scontare la pena per aver ucciso il fratello che la perseguitava e la picchiava. Oggi Giordana Guidi sta ricostruendo la sua vita nell’azienda agricola di famiglia a San Matteo, proprio dove ha tolto la vita a Gabriele, uno dei suoi fratelli, al termine dell’ennesimo litigio violento in un primo pomeriggio di otto anni fa. Da una settimana la 49enne è libera a tutti gli effetti. Scontata una parte della pena in carcere, negli ultimi due anni ha goduto dell’affidamento in prova lavorando nella fattoria coi fratelli.

BUONA CONDOTTA. Ha lavorato con costanza nei campi e nell’organizzazione aziendale senza mai creare un problema e il Magistrato di Sorveglianza ne ha tenuto conto concedendole lo sconto per buona condotta. Finisce così il suo periodo più buio. Che, come è emerso fin dall’inizio delle indagini, per lei è anche stato un periodo di liberazione dai soprusi e dalle violenze del fratello. Una storia - la sua e quella della vittima - che ha profondamente colpito l’opinione pubblica modenese.

UN FRASTUONO INCREDIBILE. «Erano circa le due del pomeriggio. Ho sentito un frastuono incredibile. Ho pensato che stessero spaccando la casa. Quando ho sentito quella confusione sono andata in cortile, e mi sono avvicinata alla siepe con la rete che ci separa. Avrò sentito sei, sette, dieci colpi fortissimi. Poi una pausa e alcuni colpi sparsi». Così un’anziana vicina di casa descrisse l’accaduto poche ore dopo il delitto: era il 21 dicembre 2012. In quei pochi secondi di rumore assordante e di caos si era consumato il sanguinoso finale di una tragica relazione familiare: quella tra Giordana, allora 43enne, e il fratello Gabriele, 36enne.

TRENTA PROIETTILI. Si erano affrontati ancora una volta in cucina. Gabriele la vessava, la costringeva a fare a modo suo, la picchiava: tutti sapevano quante angherie e umiliazioni stava subendo Giordana da quel fratello prepotente che si accaniva con lei. L’unico dei fratelli che aveva un pessimo rapporto con lei. Dopo l’omicidio è stato più volte raccontato quanto fosse disperata e sentisse il bisogno di difendersi. Frequentava il tiro a segno. Deteneva regolarmente una pistola, una Glock calibro 9. L’arma che alle due di quel pomeriggio, nel pieno di una lite furiosa scoppiata in cucina, Giordana ha puntato contro l’inguine del fratello facendo fuoco per trenta volte. Quindici colpi alla volta interrotti solo dal cambio del caricatore.

DELITTO E CASTIGO. Poi la furia è finita con la morte, ha posato l’arma e non ha più fatto resistenza. L’hanno trovata i fratelli, era accanto a Gabriele crivellato di colpi. Poco dopo la Squadra mobile della Questura e la Scientifica raccoglieranno gli elementi di un caso che si è immediatamente chiuso col delitto. La vicenda fa scalpore. Giordana affronta il processo abbreviato per omicidio volontario, difesa dall’avvocato Giampaolo Ronsisvalle, che termina con una condanna a 10 anni e 8 mesi (grazie allo sconto di un terzo della pena), diminuiti in appello a 9 anni e 4 mesi. Ne sconterà di fatto 7 e mezzo. —