Modena, la Ferrari extraterrestre atterrata in via Toscanini per curarsi le sue ferite

La 512 S Pininfarina Modulo, esemplare unico al mondo costruito nel 1970, affidata a una carrozzeria modenese dopo un piccolo incendio a Montecarlo

MODENA Gli extraterrestri sono arrivati a Modena. Di loro non c’è traccia ma la nave spaziale che li ha condotti fin qua è parcheggiata in via Toscanini, a due passi dalla via Emilia. La Ferrari 512 S Pininfarina Modulo, perché di lei stiamo parlando, è la “dream car” per eccellenza. La sua linea era avveniristica nel marzo del 1970, quando fu presentata a Ginevra, ma ancora oggi lascia a bocca aperta. Un veicolo monovolume prodotto in un unico esemplare dotato di soluzioni futuristiche per l’epoca. Le ruote coperte, ad esempio. O l’assenza di sportelli: tutto il parabrezza e la parte anteriore del tetto e dei finestrini venivano spostati manualmente in avanti in modo da permettere l’ingresso ai passeggeri.



La Modulo oggi spicca nella penombra dell’officina Sport Auto Modena, nella quale è temporaneamente ospitata per la messa a punto del suo 12 cilindri “made in Maranello” (quello della 512 S da competizione, che ha fornito anche il telaio).



A chi è cresciuto negli Anni Settanta vengono subito in mente telefilm come Spazio 1999 o Ufo. Sulla Modulo non si sale ma si scende visto che in altezza misura appena 935 millimetri: una “space car” il cui più grande difetto era però l’impossibilità di uscire dall’abitacolo in caso di incidente in quanto i binari del telaio si sarebbero potuti piegare facilmente. Ma d’altronde Paolo Martin che l’aveva disegnata nel 1967 - praticamente di nascosto, visto che alla Pininfarina pensavano fosse troppo provocatoria - l’aveva pensata solo come due gusci di carrozzeria sovrapposti, separati da una scanalatura rettilinea all’altezza della cintura. Un esemplare statico, pura forma, un progetto di ricerca, non un mezzo che potesse circolare per strada assieme ai normali veicoli di questo pianeta. Presentata al Salone dell’Automobile di Ginevra nel 1970, con un colore diverso, la Modulo vinse nel giro di un paio d’anni ben 22 premi internazionali di design per la «ricerca di forma pura nella sua voluta geometricità».

Facciamo un salto di oltre quarant’anni e arriviamo alla storia recente. Venduta nel 2014 dalla Pininfarina allo statunitense James Glickenhaus la macchina rimase a Torino per un restauro totale di carrozzeria che comportò anche modifiche strutturali ed estetiche, volute dal nuovo proprietario per renderla guidabile... a bassa velocità. Paolo Martin manifestò tutta la sua contrarietà, ma tant’è: la Modulo si vestì di bianco, indossò gli specchietti retrovisori e, dopo il primo giro su strada del 31 maggio 2018, fece bella mostra di sé in alcune manifestazioni dedicate alle auto d’epoca. Si arriva allo scorso anno. Glickenhaus, un finanziere che è stato anche produttore cinematografico e possiede molte auto d’epoca di grande valore storico oltre alla Scuderia automobilistica SCG (è pronto a far correre alla prossima Le Mans una sua hypercar), la sta guidando a Montecarlo. Scoppia un piccolo incendio che parte dai terminali di scarico della vettura. La Modulo viene portata in carrozzeria per le riparazioni al suo vestito d’acciaio. Già in precedenza era arrivata alla Sport Auto Modena dove era stata “meccanizzata”, ovvero aveva ricevuto una bella occhiata a sospensioni e cambio e soprattutto aveva ricevuto un vero motore, visto che la vettura del 1970 aveva il propulsore “vuoto”, senza pistoni, cilindri, bielle. Di ritorno in via Toscanini per ulteriori messe a punto la Modulo non si fa mancare un giretto a Serramazzoni per mettere a punto la meccanica e a fine febbraio si mostra sul circuito di Cremona.

Agli extraterrestri la Motor Valley deve piacere davvero visto che la Modulo è ancora a Sport Auto Modena, nella città dove sono stati costruiti il suo telaio e il suo motore da 550 cavalli. L’interno dell’abitacolo della Modulo, che è lunga 4 metri e mezzo, è essenziale con due sedili di colore rosso di forma anatomica molto allungati e avvolgenti. Presenta due elementi sferici rotanti con funzione di supporto per la presa d’aria orientabile e per i comandi principali (la guida è a destra). Una soluzione resa possibile dalla larghezza dell’auto e utilizzata nella produzione delle auto di serie solo molti anni dopo la sua apparizione. —


 

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