Sport Auto Modena, viaggio nell'officina di Giordano e Andrea i "medici che curano le  Ferrari" 

La Sport Auto Modena, nata nel 1967, è una delle officine specializzate con maggior tradizione ed esperienza in assoluto nell’assistenza sui bolidi di Maranello.

MODENA La Sport Auto Modena, nata nel 1967, è una delle officine specializzate con maggior tradizione ed esperienza in assoluto nell’assistenza sui bolidi di Maranello. Dal 1974 è in via Toscanini, proprio dove aveva in precedenza sede la Carrozzeria Gransport di Vaccari e Baccarini, altro vanto della Modena dei motori: la Gransport è il luogo nel quale, a metà degli anni Sessanta, nacquero cinque delle sei carrozzerie della Daytona Cobra coupè di Carroll Shelby, le anti 250 GTO della Ford nel Campionato Mondiale Marche.



Proprio nel capannone dove vennero plasmate le carrozzerie delle vetture americane che lottavano con la Ferrari per il primato (siamo nei paraggi del film campione d’incassi della stagione cinematografica pre Covid, “Le Mans 66-La grande sfida”) ora ci sono solo però auto di Maranello.

I due attuali titolari dell’officina, Giordano Diena e Andrea Silingardi, si occupano non solo di motori, ma anche di cambi, differenziali, sospensioni, freni, sterzo, eccetera, continuando la tradizione dei rispettivi genitori, attivi nel reparto assistenza clienti della Ferrari sin dal 1952. «Il Covid-19 ha inciso anche nel nostro settore – spiega Diena – Stop alle manifestazioni, alle aste e ai concorsi di eleganza in tutto il mondo, meno auto che si spostano ad esempio dagli Usa e hanno bisogno di assistenza...».

Nel piccolo ufficio dell’officina ecco spuntare il numero della rivista Top Gear che, in copertina, ha proprio una foto della Modulo e all’interno un reportage della vettura in viaggio sulla via Giardini tra Modena e Serramazzoni. Non si smetterebbe mai di guardarla, con i suoi 12 cilindri visibili attraverso i 24 fori della copertura del motore e i quattro scarichi posteriori rettangolari. In città non si vedeva in pubblico dal 2012, quando fu protagonista di una mostra al Museo Ferrari di Maranello, ma allora non era ancora guidabile.

Diena ha il permesso (e l’assicurazione) per guidare la vettura di Glickenhaus e dice che qualche volta ha provato la Modulo anche nei dintorni della sua officina. Provocando lo sconcerto, immaginiamo, dei guidatori di Dacia e Golf che si trovano di fronte un mezzo così inusuale. «La visibilità non è certo il suo forte e vista la sua potenza è meglio andare con i piedi di piombo».

La Sport Auto Modena si è occupata anche di un’altra delle vetture della collezione di James Glickenhaus, certificata come la più vecchia Ferrari esistente, una 166 spider corsa del 1947 (originariamente era una 159 S) ovviamente rossa.

«Ho cominciato a lavorare nell’80 e avevo quattordici anni» ricorda Diena. A fianco della Modulo nella sua officina c’è una bellissima Dino azzurra, sul ponte una 250 GT Boano: le pareti del capannone sono tappezzate di vecchie immagini, manifesti, disegni industriali: la stanza dei giochi perfetta per qualunque appassionato delle “rosse” di Maranello. Un simbolo perfetto di cosa sia in realtà la Motor Valley.

A cinquant’anni esatti dal suo ingresso nella storia dell’auto la Modulo riesce ancora a fare sognare. I bambini negli anni Settanta fantasticavano di pianeti lontani e spazio profondo giocando con il suo modellino scala 1:43. I loro fratelli maggiori prendevano magari in mano invece un disco (ovviamente in vinile) di David Bowie del 1972. Sulla copertina Ziggy Stardust, l’uomo che arrivò dallo spazio. —

g.m.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi