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Camposanto. I 107 anni di Iolanda «Ho fatto un patto con la mia badante: arriverò a 110»

A Ferragosto festa in famiglia con le sorelle quasi centenarie «La Guerra è stata brutta. Il sisma? Sono andata al mare»

CAMPOSANTO Compirà 107 anni il prossimo 15 agosto la signora Iolanda Borghi che, nella sua casa di Camposanto in cui vive da sempre, non esita a raccontare i ricordi di una così longeva avventura.

Iolanda è infatti la prima di tre sorelle, anch’esse prossime al centenario e che insieme anno circa 300 anni. «Sono nata a Bottegone il 15 agosto del 1913 e dopo pochi mesi ci siamo trasferiti a Camposanto con la famiglia. Qui mi sono sposata e ho lavorato, ho fatto praticamente tutto in paese. Ho sposato un ragazzo e il 3 aprile del 1942 me l’hanno portato via per la guerra. L’ho rivisto solo tre anni dopo senza aver mai saputo dove fosse stato, senza una lettera o un messaggio. Il 20 ottobre 1945 l’hanno riportato a casa: era sopravvissuto alla prigionia in Germania».


Il ricordo drammatico della Seconda guerra mondiale è ancora vivissimo in Iolanda che dice: «È stato un inferno terribile, c’erano bombe ovunque, non augurerei mai a nessuno di vivere quelle cose». Il suo racconto, tutto rigorosamente in dialetto, continua inevitabilmente parlando del terremoto, che ha vissuto all’età di 101 anni. «Il sisma lo abbiamo passato abbastanza bene, avendo vissuto la guerra, il ricordo del maggio 2012 mi risulta meno forte anche se capisco che per molti è stato drammatico. Dopo il terremoto i miei figli mi hanno portata al sicuro al mare per due mesi...».

La signora, che a Ferragosto entrerà nel novero delle circa 300 persone con più di 107 anni in Italia, ha un rapporto molto speciale anche con la sua badante Anna, che la segue da 10 anni, con cui si confida e a cui racconta le avventure della sua vita. E con Anna ha stretto un specie di patto neppure tanto segreto: arrivare almeno a 110 anni di vita.

«Io la rispetto e lei mi rispetta - dice la super nonnina di Camposanto - è qui con me da 10 anni ormai e mi trovo benissimo, è parte della famiglia».

Grazie a una incredibile memoria storica, Iolanda ricorda anche il periodo successivo alla guerra e in particolare i lavori che ha svolto: «Dopo la guerra c’era tanta miseria, ma allo stesso tempo eravamo felici che fosse finito tutto, avevo mio marito vicino ed ero contenta, questo mi bastava. Erano altri tempi in cui bastava poco per essere soddisfatti Per anni io e altre donne abbiamo fatto molti lavori da uomo, come ad esempio la carica dei balloni di paglia. “Iran tut lavor senz’usta” (erano tutti lavori senza buon senso) abbiamo preso la brina, abbiamo preso l’acqua, ci siamo temprati lavorando così».

Iolanda sottolinea più volte alcuni concetti importanti che l’hanno accompagnata in tutta la sua vita: «Ho sempre sperato, ogni giorno, e ho fatto molti sacrifici. A forza di sperare nel domani siamo arrivati fino a questo punto Oggi posso solo dire di aver visto tutto nella mia vita, non ho più niente da vedere e sono felice di avere dei figli che, anche grazie ai miei sacrifici, ora stanno bene. Ciò che conta è la famiglia - Iolanda è molto orgogliosa dei suoi quattro nipoti che definisce i suoi quattro gioielli - la casa e la salute». —