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Consumo di territorio rallenta, ma la provincia di Modena è prima in regione

Secondo il rapporto Ispra, oggi l’11% della provincia di Modena è occupato dagli insediamenti. In città lo spreco di suolo rallenta: l’anno scorso urbanizzati 1,85 ettari di verde

MODENA. Se l’obiettivo è il “consumo zero”, oggi siamo ancora decisamente lontani. E’ la fotografia restituita dal Rapporto Ispra 2020, l’indagine su consumo di suolo presentata a fine luglio dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero.

Partendo dai numeri nazionali, nel 2019 in Italia sono stati consumati 57 milioni di metri quadrati di territorio. La situazione, però, non è uguale in tutto il Paese: da una parte c’è la Val d’Aosta, che ha “consumato” solo tre ettari di suolo, e dall’altra c’è il Veneto, che di ettari ne ha edificati 785. Scorrendo la classifica, al secondo posto si trova la Lombardia (642 ettari di terreno consumato), mentre al terzo e quarto si trovano sorprendentemente Puglia e Sicilia, con l’Emilia Romagna in quinta posizione, con un saldo di 404 ettari di urbanizzazione in più tra il 2018 e il 2019.

Passando ai dati locali, in termini assoluti l’anno scorso la nostra provincia ha consumato 63, ettari di suolo, collocandosi al terzo posto dopo il bolognese (119 ettari) e il parmense (65,5). Ma quanto del territorio modenese oggi è occupato dagli insediamenti abitativi e produttivi? Secondo il rapporto Ispra, ad oggi l’11% della provincia di Modena è urbanizzata: un dato che ci proietta in testa alla classifica regionale in un testa a testa con Reggio Emilia (11,1%), con Ferrara che rappresenta la provincia più “verde” (7,1%), mentre il bolognese raggiunge quota 8,9%.

E i Comuni del modenese come se la cavano? Volendo dare una risposta secca, se la cavano piuttosto male se si prende in considerazione la fotografia dell’esistente, ma un po’ meglio se consideriamo l’aumento del consumo di suolo nel 2019. Il Comune più urbanizzato ad oggi è Fiorano, dove il 36,4% del territorio è “sigillato”, mentre quelli meno sfruttati sono Pievepelago e Riolunato (3,3%).

Nel capoluogo ad oggi è urbanizzato il 25% del territorio, così come a Vignola, mentre a Sassuolo si tocca il 30,5%. Prendendo in considerazione il nuovo territorio consumato nel 2019, invece, al primo posto c’è Castelfranco, che con 18,19 ettari di suolo urbanizzato è prima in provincia e terza in Regione, mentre al secondo posto c’è Carpi (13,77 ettari).

Numeri decisamente più contenuti per Modena città, dove nel 2019 l’urbanizzazione si è fermata a 1,85 ettari, mentre ci sono alcuni Comuni che sono riusciti a recuperare terreno: il più significativo è Spilamberto (meno 1,26 ettari), mentre Medolla ha recuperato 2,10 ettari. Tornando al capoluogo, a commentare i dati Ispra è Anna Maria Vandelli, assessore all’Urbanistica: «Lo scorso anno - spiega - l’utilizzo di suolo nella città di Modena è stato inferiore ai 2 ettari (1,85, pari a circa lo 0,01% del territorio cittadino), in linea con l’obiettivo di contenimento progressivo previsto dalla legge regionale e dalle linee del Pug, il Piano urbanistico generale che contiamo di adottare entro la metà del 2021.

La città del futuro dovrà essere sempre più caratterizzata da percorsi di sviluppo sostenibile, favorendo processi di rigenerazione, come quelli che abbiamo avviato con il Progetto Periferie, con la riqualificazione dell’ex Amcm, delle ex Fonderie e di tanti interventi sugli edifici produttivi non più utilizzati. Oltre alla legge regionale, sarà utile anche una legislazione nazionale per favorire questi processi, come ha sollecitato recentemente il Consiglio comunale. Nel frattempo - chiude Vandelli - con il nuovo Regolamento urbanistico edilizio abbiamo già introdotto norme sia per favorire la rigenerazione, riducendo anche il contributo di costruzione per garantire adeguate dotazioni di verde negli interventi edilizi e favorire interventi di permeabilità dei suoli». —