Modena Alessandra in lite con la sua banca «Ho cambiato sesso, carriera bloccata»

 Alessandra Bernaroli porta in tribunale Bper della quale è dipendente  Lei che da quasi 21anni lavora in Bper e che ha presentato ricorso contro la stessa banca per discriminazione di genere, mancato riconoscimento del suo profilo professionale e demansionamento. La prima udienza è già in calendario per il prossimo mese al Tribunale civile di Bologna.

MODENA «La mia non è una battaglia contro, ma a favore. Voglio specificarlo. A favore della banca che è una delle realtà più importanti del panorama italiano». Le parole sono di Alessandra Bernaroli che arriva da Massa Finalese e che ha una storia ormai nota. Lei che dal 2008 ha completato il proprio percorso di transizione acquisendo il genere femminile e cambiando il nome. Lei che prima era Alessandro, ex carabiniere, con laurea in Economia oltre a diverse altre qualifiche.

Lei che da quasi 21anni lavora in Bper e che ha presentato ricorso contro la stessa banca per discriminazione di genere, mancato riconoscimento del suo profilo professionale e demansionamento. La prima udienza è già in calendario per il prossimo mese al Tribunale civile di Bologna.

Una questione spinosa che, dice Alessandra, va presentata così: «Ci deve sempre essere grande rispetto per le parti coinvolte. La mia e ovviamente la Bper. Non si diventa il terzo gruppo del Paese se non ci sono delle eccellenze e in Bper ci sono. Allo stesso tempo, però, ho deciso di portare avanti la mia battaglia. L’ho fatto con dolore. Ho sperato di conciliare fino all’ultimo, ma non c’è stata la possibilità. Lavoro qui dal 1999 e ho sempre svolto i miei compiti. Prima della transizione, durante e dopo. Il mio ruolo è stato centrale.

A questo si aggiungono gli studi, i master, i corsi e le abilitazioni. Però non c’è mai stato un avanzamento se non nel 2008 quando lo scatto, di fatto, è risultato automatico. Come detto la mia è una battaglia personale, ma anche riflessi che riguardano la causa collettiva del genere femminile. Non è contro qualcuno e contro la banca, ma a favore. Lo sottolineano le statistiche che le donne faticano di più nel mondo del lavoro, è così nonostante i risultati all’Università sia decisamente di primo piano».

A fare discutere, trovando spazio anche nelle colonne della stampa nazionale, sono due lettere. Una inviata dalla Bper nel 2007 ad Alessandro Bernaroli che veniva definito “egregio dottore”.

L’altra più recente, nel 2016, ad Alessandra Bernaroli che era invece diventa “gentilissima signora”. «Non bisogna generalizzare anche se qualcuno che ragiona in modo arcaico evidentemente c’è. Quindi si deve migliorare ancora, pure alla Bper.

La lettera non è comunque l’unica questione, ce ne sono altre. Mi fa piacere che al mio fianco, in tribunale, ci sarà la Consigliera di Parità regionale Sonia Alvisi. Ho trovato una persona davvero attenta che ha cercato di conciliare. Purtroppo non è andata così e ora sarà con me, ad adiuvandum come si dice in gergo, in questa battaglia, che tra l’altro è pure sostenuta dai dati e dalle statistiche».

Alessandra, assistita dall’avvocato Domenico Tambasco, ha allegato una perizia di Harald Ege, luminare in medicina del lavoro. Lo stesso che si è concesso una battuta: «Se avesse voluto fare carriera e ottenere la giusta e meritata promozione, la dottoressa Alessandra Bernaroli avrebbe dovuto mantenere il sesso di origine». —


 

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