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Bonus Inps / Ascesa e caduta del 31enne Bargi Ma oggi il partito di Salvini non può fare a meno del suo leader modenese

Ieri il consigliere ha scelto il silenzio: parlerà al rientro dalle ferie In pochi anni è passato dalla militanza alla guida del gruppo in Regione

MODENA Qualcuno, soprattutto tra gli avversari politici, fa notare che in fin dei conti la sospensione è... un mezzo regalo: niente noiose riunioni di partito con personaggi improbabili - almeno per un po’ di tempo - ma nessun problema per quello che conta veramente, l’attività in Consiglio regionale. Difficile però che il diretto interessato la pensi allo stesso modo: leghista della prima ora, Stefano Bargi è il volto di Matteo Salvini a Modena, uomo di punta di un partito che dalle nostre parti ha il problema opposto del Pd, ovvero quello di non avere dirigenti. Fatto sta che dopo aver spiegato le sue ragioni alla stampa - il partito aveva invitato al silenzio tutti gli iscritti coinvolti, ma lui non ci stava proprio «a passare per ladro» - il 31enne sassolese ha scelto il silenzio, cercando di trascorrere (per quanto possibile) serenamente gli ultimi giorni di ferie in Puglia. Vacanze che senza dubbio il consigliere regionale leghista avrebbe preferito passare diversamente, e non attaccato al telefono per difendersi da una leggerezza che rischia di costargli tantissimo.



Ma chi è Stefano Bargi? Nato 31 anni fa a Sassuolo, il leader del secondo partito in provincia si è laureato in Economia aziendale alla Facoltà “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, iniziando a lavorare per uno studio di contabilità e servizi per le aziende di Formigine. Militante leghista da quando aveva meno di vent’anni, nel 2009 è stato eletto consigliere comunale a Sassuolo, diventando segretario cittadino del Carroccio due anni dopo. Nel dicembre 2014, il grande salto in Regione, con il seggio conquistato anche grazie al peso della Lega nel Distretto ceramico mentre nel capoluogo il partito arrancava.

Una leadership confermata nell’aprile 2018, quando dopo una serie di espulsioni il Carroccio emiliano ha scelto lui come commissario provinciale, mentre il suo braccio destro Luca Bagnoli è stato chiamato a governare il partito cittadino. Quindi, dopo aver guidato anche il gruppo di viale Aldo Moro, alle elezioni regionali del gennaio scorso il 31enne sassolese ha confermato il suo seggio con 3926 voti, scacciando il “pericolo Bertolini”, dal momento che l’ex parlamentare berlusconiana, che alle regionali ha corso con la Lega, è arrivata solo terza dopo Bargi e l’allora sindaco di Vignola Simona Pelloni, entrambi eletti.

Una carriera politica veloce e intensa, che ha visto Bargi imporsi come leader del partito in provincia - oggi il commissario è Davide Romani di Formigine, da sempre vicino al consigliere regionale - anche se ora, anche alla luce della durezza con la quale Salvini ha deciso di reagire all’affaire bonus Inps, viene da chiedersi quanto la leggerezza commessa dal sassolese possa influire sul suo futuro politico. Di positivo, per il leader della lega modenese, c’è che non ci sono elezioni in vista - in Veneto il governatore Zaia non vuole ricandidare i consiglieri coinvolti - e quattro anni e mezzo sono lunghi a sufficienza per lasciarsi alle spalle la vicenda dei 600 euro. Anche per questo, ieri Bargi si è rimesso alle decisioni del partito, scegliendo il silenzio dopo i commenti a caldo in cui ha spiegato di aver chiesto e ottenuto il bonus attraverso l’associazione di categoria Lapam insieme agli altri due soci del locale di cui è proprietario a Maranello. Dalla parte del 31enne sassolese, oltre all’età e al mandato appena iniziato, c’è anche un altro fattore: oggi il partito di Matteo Salvini, che già a settembre tornerà alla carica per tenersi Vignola, potrebbe difficilmente fare a meno del suo leader modenese. —

L.G.

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