Modena. Lancio di sassi e minacce razziste contro l’area dei sinti a Saliceto Panaro

Giorgio De Barre: «In tre su un’auto hanno urlato “sporchi zingari, vi bruciamo”. Noi qui siamo benvoluti da tutti». 



MODENA. Prima il lancio di sassi contro le loro case mobili, poi le urla: «Andate via, siete zingari, siete sporchi, vi bruciamo tutti, noi qui non vi vogliamo, la dovete pagare, ci fate schifo». E ancora qualche sasso, grosse pietre che solo per un caso non hanno infranto la finestra sotto alla quale, in una culla, stava dormendo un piccolo di tre mesi.


«Queste persone non ci conoscono , noi non siamo zingari, siamo sinti, da generazioni qui a Modena. Siamo giostrai, lavoriamo, paghiamo tutte le bollette di acqua luce e gas della nostra micro area e provvediamo anche alla sua manutenzione. Chiedete al vicinato, a Saliceto Panaro. Tutti vi diranno che siamo persone che non creano problemi, che fanno il loro lavoro e che non arrecano disturbo». Giorgio De Barre è uno dei capofamiglia della microarea che si trova lungo via Fossa Monda nord, all’altezza dell’incrocio con via Casette, nella campagna a Saliceto Panaro tagliata dalla tangenziale.

L’area è tutta recintata, all’ingresso ci sono grandi cartelli con scritto “Gesù vi ama”, dentro piccole e grandi roulotte, prefabbricati, case mobili come le chiama Giorgio. C’è la sua famiglia, composta da tredici persone, e quella dei suoi fratelli, con almeno una ventina di presenze.

«Verso le 2.40 della notte tra mercoledì e giovedì - spiega Giorgio De Barre - mia figlia Sharon si è svegliata. La sua casa mobile è proprio vicina alla strada, nei pressi dell’incrocio con via Casette. Ha sentito vociare in strada e ha iniziato ad osservare, a cercare di capire cosa stesse succedendo. La zona infatti di solito è completamente silenziosa e non gira mai nessuno. C’era un’auto, che era su via Casette e che si sporgeva sull’incrocio, dentro c’era rimasto uno alla guida. Fuori due giovani, esili, uno dei quali aveva una grande chioma di capelli ricci. Parlavano italiano e hanno iniziato ad urlare. E poi sono partiti i sassi».

«Mia figlia, sentendo i colpi contro la casa - prosegue Giorgio - è uscita urlando, gridando di andare via. Come risposta ha avuto tutte quelle minacce contro gli zingari, quei “vi bruciamo tutti, sporchi zingari” e così via. Uno dei grossi sassi ha colpito solo qualche centimetro sotto alla finestra che dà sulla strada. Se avesse centrato il vetro sarebbe stato un disastro: nella camera, nella culla c’era il mio nipotino di tre mesi. Non voglio pensare a cosa sarebbe potuto succedere».

Poi i tre, finite le minacce e i sassi, sono risaliti sulla vettura station wagon di colore scuro scomparendo nella notte. «Mia figlia non è più riuscita a dormire - riferisce Giorgio - e tutti qui siamo preoccupati. Non sappiamo cosa ci sia dietro a quei tre giovani italiani. Minacce qui non ne abbiamo avute, neanche atti vandalici. Ripeto, qui la nostra microarea è ben vista dai residenti della frazione. Non abbiamo mai creato alcun problema. Ci conoscono nei bar vicini, dove andiamo a fare colazione, ci conoscono a Modena Est dove gestiamo alcuni giochi per i bambini nei parchi. Insomma, spero soltanto sia stato un colpo di testa di qualche scalmanato».

Denunce, sopralluoghi dopo l’aggressione notturna e le minacce a sfondo razzista? «Avevo subito chiamato la polizia - aggiunge De Barre - mi avevano detto che qualcuno sarebbe passato ma noi qui non abbiamo ancora visto nessuno. Ho telefonato in giro ad amici, altri mi hanno telefonato in segno di solidarietà. Non abbiamo fatto male a nessuno, quello che è accaduto è un fatto molto grave». —