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Medolla, case demolite e mai ricostruite: «Un inghippo blocca tutto»

Le abitazioni erano in via Canalazzo e nei piani del Comune vanno in via Pertini «Ma nessuno vuole rilevare le ipoteche e il vecchio terreno non è più utilizzabile»

medolla

Incongruenze della burocrazia, che mettono a repentaglio l’ultimo passo verso la ricostruzione post terremoto e negano ad alcune famiglie la possibilità di riprendersi la propria abitazione a distanza di otto anni. Accade a Medolla tra via Canalazzo - dove prima c’erano le case, demolite nel 2014 - e via Pertini dove adesso si vorrebbe ricostruire. Ma la situazione è in fase di stallo per un problema apparentemente insormontabile legato ad alcune ipoteche e ad una mancata integrazioni di documenti “che aprirebbero altri scenari - spiega l’architetto Matteo Botti, il tecnico incaricato delle operazioni - e per i quali vorrei preventivamente affrontare la situazione”.


Nel 2014 le nove abitazioni, di via Canalazzo, ricomprese nella unità minima di intervento numero 7, sono state demolite dal Comune a causa dei gravi danni subiti dopo il sisma. Comune che ha poi inserito la Umi in un intervento di delocalizzazione. «Sostanzialmente l’area dove insistevano i fabbricati verrà obbligatoriamente ceduta al Comune che contestualmente cederà una parte di terreno e venderà la restante parte ai nove proprietari, per la ricostruzione delle unità immobiliari in via Pertini», spiega il tecnico, incaricato nel marzo 2019 dopo la revoca dei precedenti progettisti e tra l’altro proprietario di un’abitazione oltre che attuale amministratore condominiale.

«Il progetto al momento è ultimato e l’intenzione è quella di sviluppare due blocchi da 4 e 6 unità immobiliari - spiega Botti - Il problema più grande è generato dal fatto che alcuni proprietari hanno delle ipoteche, gravanti sugli immobili che dovrebbero essere ceduti al Comune. I debitori non sono in grado di sanare la propria posizione. Da più di un anno, sia io che l’avvocato delegato a tutelare gli interessi della Unità minima di intervento stiamo combattendo con gli enti creditori per ottenere un loro parere positivo sulla cancellazione o sullo spostamento di dette ipoteche».

E qui si incaglia la storia delle abitazioni non ancora ricostruite. «Nonostante i molteplici incontri fatti con il Comune di Medolla, la videoconferenza con la struttura commissariale a marzo 2020, i ticket con richieste di chiarimenti, sia del Comune che del sottoscritto, i numerosi appuntamenti con avvocati e notaio incaricato della stipula dell’atto, ad oggi non vi è certezza di riuscire ad ottenere il contributo regionale per la ricostruzione - spiega amareggiato - Il Comune e la Regione si sono più volte rifiutati di riperimetrare la Umi, nonostante le richieste fatte. Non possiamo neanche ricostruire nel terreno dove una volta sorgevano le case, perché il Comune ci ha tolto l’edificabilità».

Le soluzioni al problema sono già state trovare o quantomeno una strada è stata individuata ma non ancora intrapresa. «E sarebbero di semplice attuazione - suggerisce il tecnico - basterebbe che la Regione modificasse una ordinanza, svincolando il Comune dall’acquisizione dei terreni ipotecati, o che il Comune acquisisse i terreni ipotecati, cautelandosi da eventuali future richieste risarcitorie, iscrivendo a proprio favore nuove ipoteche sui terreni di via Pertini, ma nessuno dei due enti si è reso disponibile». E così le ipoteche continuano a creare una situazione a cui tutti vorrebbero trovare una soluzione senza però spingersi oltre la mera burocrazia che la Bassa terremotata conosce ormai bene. —