Maranello. Bargi si difende dalle accuse: «I 600 euro che ho preso? Una leggerezza»

Il consigliere regionale della Lega: «Ho ragionato soltanto da imprenditore  «Il Governo doveva prevedere che i soldi non arrivassero a stipendiati pubblici»

MARANELLO. I 600 euro? «Ho ragionato da imprenditore». Stefano Bargi interrompe il silenzio e motiva la scelta di prendere «questo benedetto bonus», come lo definisce in un post su Facebook.

Un contributo erogato alle partite Iva dall’Inps e che ha suscitato proteste. Lo stesso Bargi, imprenditore di un’attività maranellese, ne è stato colpito. Nulla d’illegale, ma «una leggerezza» per il consigliere regionale leghista.


L’esponente del Carroccio passa dunque dalla difesa all’attacco: «Il Governo poteva prevedere che questi soldi non arrivassero a chi ha uno stipendio pubblico e avrebbe anche dovuto farlo».

Bargi si difende dall’accusa di essere «ingordo di denaro pubblico» ricordando di aver contribuito in prima persona «a ridurre ulteriormente lo stipendio dei consiglieri regionali». Rivendica i fondi erogati con «bonifici documentabili» in favore «della nostra sanità sia regionale che modenese per l’emergenza Covid, ben prima che il Governo iniziasse a parlare dei Bonus per le imprese».

Il secondo attacco all’esecutivo anticipa una difesa dai “leoni virtuali”. «Mentre in tanti mi attaccavano in maniera spregevole e sprezzante non ho mai pensato a pubblicare le contabili di quei bonifici - replica Bargi - dei quali vi dico solo che l’ammontare è di gran lunga superiore rispetto al Bonus incassato».

Ribadisce di non aver intascato i soldi del contributo Inps per andare in vacanza. «Li ho usati per la mia società, in quel periodo in grande difficoltà, con spese fisse, stipendi e fornitori da pagare - prosegue il consigliere del Carroccio - e un magazzino di merce deperibile. Come persona fisica sono infatti contitolare di un esercizio commerciale che ha subito pesantissime perdite economiche durante il lockdown, e tuttora è in difficoltà a causa delle limitazioni connesse al contenimento del Covid».

Attesta che la richiesta per i fondi «è stata avanzata dalla mia società a nome di tutti e tre soci, quindi anche a nome mio». Una società che Bargi vuole proteggere da «polemiche, talvolta eccessive e fuori luogo (considerando le pesanti minacce ricevute rivolte anche a persone a me vicine o alla mia attività)».

Respinge le accuse di essere «ladro» o «disonesto». Ribadisce di aver usufruito del «solo aiuto dichiarato dal Governo nella forma di quel bonus (inizio marzo 2020)». Un aiuto avuto per «un piccolo locale che dà comunque lavoro a 10 persone più 2 soci».

Agli «haters da tastiera» rivolge l’invito di «leggere e farsi un’idea più completa di quanto accaduto». Segue l’avviso ai (web) naviganti, in cui specifica di non farsi «impressionare da qualche offesa gratuita o dai commenti dei politicanti “trombati” della provincia che non aspettavano altro».

A chi lo ha sostenuto e difeso dalle critiche vanno invece i ringraziamenti «col cuore» da parte del consigliere regionale. «Spesso la solidarietà mi è arrivata da coloro che hanno con me un rapporto personale - assicura Bargi - che consente loro di sapere e manifestare che non c’è stata alcuna malafede da parte mia in tutta questa vicenda».

Alla domanda se la scelta di chiedere il bonus per l’attività maranellese sia stata giusta o sbagliata Bargi risponde con appena tre parole: «lascio decidere voi». —

G.F.

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